i_colori_del_buio

I colori del buio

Anno:

2011

uscita disco:

29 Novembre 2011

Autore:

Roberto Vecchioni

Casa discografica:

Universal

Scaletta:

Disco1

1 I colori del buio
2 Un lungo addio
3 Luci a San Siro (featuring MINA)
4 Chiamami ancora amore
5 Mi porterò
6 Comici spaventati guerrieri
7 Non lasciarmi andare via
8 La ragazza col filo d’argento
9 Le rose blu
10 Samarcanda
11 L’ultimo spettacolo
12 Blu(e) notte
13 Velasquez
14 Figlia
15 Il suonatore stanco
16 A.R.

Disco2

1 Carnival
2 Per amore mio (Ultimi giorni di Sancho P.)
3 Voglio una donna
4 El bandolero stanco
5 Stranamore (Pure questo è amore)
6 Ninni
7 Canzonenozac
8 Canzone per Laura
9 Io scriverò
10 La stazione di Zima
11 Le lettere d’amore
12 Viola d’inverno
13 La bellezza
14 L’uomo che si gioca il cielo a dadi
15 Milady
16 Sogna ragazzo sogna
17 Di te

Il disco:

Il professore ripercorre in un doppio cd tutta la sua quarantennale carriera soffermandosi su alcuni brani a lui particolarmente cari. Una raccolta di successi, la sua prima antologia ufficiale, capace di rappresentare la sua anima popolare, quella più classica fino ad arrivare al jazz, attraverso i pezzi che hanno saputo conquistare diverse generazioni. A impreziosire il disco anche due splendidi brani inediti: I colori del buio, che dà il titolo al lavoro (scritto insieme all’ormai fedele Claudio Guidetti) e Questo lungo addio (con testo firmato per la prima volta anche dalla moglie Daria Colombo). Straordinario il duetto con Mina: la canzone prescelta è la suggestiva Luci a San Siro, un pezzo conosciuto in tutto il mondo e che ha dato il via, nel lontano 1971, alla carriera di cantautore di Vecchioni. C’è anche un tributo a Rino Gaetano con la sua canzone Io scriverò.

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I COLORI DEL BUIO:

USCIVAMO DAL MARE E TU
GIA’ CORREVI CON L’ASCIUGAMANO:
“SU BAMBINI, VENITE QUI,
SVELTI, SUBITO CHE CI ASCIUGHIAMO”;
MA IN UN MARE PIU’ GRANDE
GIA’ SENTIVO MIA
LA TRISTEZZA CANTATA DAGLI UOMINI
PER NON BUTTARSI VIA.
UN ALUNNO DEL TEMPO E’ SOLO
IN UNA FRASE DI UNA SOLA PAROLA,
COME UNA STELLA NON SEGNATA IN CIELO
O UN OROLOGIO CHE NON SA MAI L’ORA;
E MIO FIGLIO ERA LI’ COSI’ PALLIDO,
COSI’ BELLO FRA TUTTI QUEI CAMICI
CON L’UOMO RAGNO IN MANO:
MA PERCHE’ TE NE VAI, DOVE VAI,
CON CHI MAI FARAI L’AMORE ?
A CHI DARAI LA BOCCA, I BACI
I MORSI AL SENO, I NOSTRI TUFFI AL CUORE ?
POI SI E’ VOLTATO MIO PADRE
E C’ERA TUTTA NAPOLI A SALUTARE,
E HO CHIESTO SCUSA A UN AMICO
DI COME HO FATTO A FARGLI TANTO MALE…
CHIUDERE GLI OCCHI E VEDERE
TUTTI I COLORI DEL BUIO;
CHIUDERE GLI OCCHI E RIVEDERE
TUTTI I COLORI DEL MIO BUIO.

E TU CHE SEI PASSATA
E CHE TI SEI FERMATA
COL TUO FILO D’ARGENTO;
E TU CHE MI SEI NATA
E CHE MI SEI CRESCIUTA
ANDANDO CONTROVENTO;
IL MIO CANE CHE E’ STESO SUL TAVOLO
E MI GUARDA E LO SENTE CHE E’ L’ULTIMA,
L’ULTIMA VOLTA INSIEME;
MA PERCHE’ TE NE VAI, DOVE VAI,
CON CHI MAI FARAI L’AMORE ?
COSA RACCONTO AI RAGAZZI
DOMANI A SCUOLA
IN TUTTE QUELLE ORE ?
E TU DALL’ALTO DEI CIELI
CHE MI VORRESTI COME UN PESCATORE
IN QUESTA NOTTE INFINITA
CHE HO APPENA APPENA FORZA DI CANTARE…
CHIUDERE GLI OCCHI E VEDERE
TUTTI I COLORI DEL BUIO,
CHIUDERE GLI OCCHI E RIVEDERE
TUTTI I COLORI DEL MIO BUIO.

UN LUNGO ADDIO:

In fondo lo sapevo già
Dal primo istante che l’ho vista,
Dalla felicità,
Perché la vita è un grande artista:
“Metti via un sorriso,
Un piccolo sorriso al giorno.
“Tienili”, – dicevo –
“Conservali per quando torno”;
Lo sapevo già dal cuore in gola,
A sentir la tua prima parola,
A vederla su una corda al vento
Traballare dentro un cielo spento;
Lettera d’amore,
Alba che non ha tramonto,
Ma è un tramonto all’alba
Di due colori che confondo

Ce l’ho avuto sempre addosso
Questo lungo addio,
Questo lasciarla indietro
E non lasciarla mai;
Un’altalena a dondolare
Come un pendolo,
Tra quei due attimi
Che siamo io e lei:
Imitavamo Dylan Dog
O parlavamo di Marx ed Hegel.

Quanto puo’ mancare
Una voce in una stanza,
Tutto quel dolore
Perché qualcuno non ti pensa;
E l’amore che più mi assomiglia
È un messaggio dentro una bottiglia,
Il finale atteso di una veglia,
Tutto questo mio passar di foglia;
E lo so da quando
Sua madre l’ha tenuta in mano
Che pesava un niente,
un ninnolo si’ e no di grano:

Ce l’ho avuto sempre addosso
Questo lungo addio,
questo lasciarla indietro
e non lasciarla mai,
Un’altalena dondolare
Come un pendolo
Tra quei due attimi
che siamo io e lei;
E ridero’, perché quel giorno
Tutti ridono,
E tutti bevono
E nessuno sa chi è;
Ci sarà un mare di confetti
Sopra il tavolo
E una discreta nostalgia
Dentro di me… pero’
Io lo sapevo
Che saresti venuto tu
Un giorno a prenderla

“Mamma, tata bosco
Tanto bene, non c’è l’olco”
“Ninna nanna stella, dormi dormi, bimba bella”
“Tanto bene non c’è l’olco
bacio mamma tata bosco”
“Chiudi gli occhi piano piano,
dormi, noi non ce ne andiamo…”

LUCI A SAN SIRO:

Hanno ragione, hanno ragione
mi han detto: “E’ vecchio tutto quello che lei fa,
parli di sesso, prostituzione,
di questo han voglia se non l’ha capito già”
E che gli dico: “Guardi non posso, io quando ho
amato
ho amato dentro gli occhi suoi,
magari anche fra le sue gambe ma ho sempre pianto per la sua felicità”
Luci a San Siro di quella sera
che c’è di strano siamo stati tutti là,
ricordi il gioco dentro la nebbia?
Tu ti nascondi e se ti trovo ti amo là.
Ma stai barando, tu stai gridando,
così non vale, è troppo facile così
trovarti amarti giocare il tempo
sull’erba morta con il freddo che fa qui

Ma il tempo emigra mi han messo in mezzo
non son capace più di dire un solo no
Ti vedo e a volte ti vorrei dire
ma questa gente intorno a noi che cosa fa?
Fa la mia vita, fa la tua vita
tanto doveva prima o poi finire lì
ridevi e forse avevi un fiore
non ti ho capita, non mi hai capito mai

Scrivi Vecchioni, scrivi canzoni
che più ne scrivi più sei bravo e fai danè
tanto che importa a chi le ascolta
se lei c’è stata o non c’è stata e lei chi è?
Fatti pagare, fatti valere
più abbassi il capo e più ti dicono di si
e se hai le mani sporche che importa

tienile chiuse nessuno lo saprà

Milano mia portami via, fa tanto freddo,
schifo e non ne posso più,
facciamo un cambio prenditi pure
quel po’ di soldi quel po’ di celebrità
ma dammi indietro la mia seicento,
i miei vent’anni e una ragazza che tu sai
Milano scusa stavo scherzando,
luci a San Siro non ne accenderanno più.

CHIAMAMI ANCORA AMORE:

E per la barca che è volata in cielo
che i bimbi ancora stavano a giocare
che gli avrei regalato il mare intero
pur di vedermeli arrivare

Per il poeta che non può cantare
per l’operaio che ha perso il suo lavoro
per chi ha vent’anni e se ne sta a morire
in un deserto come in un porcile
e per tutti i ragazzi e le ragazze
che difendono un libro, un libro vero
così belli a gridare nelle piazze
perché stanno uccidendoci il pensiero

per il bastardo che sta sempre al sole
per il vigliacco che nasconde il cuore
per la nostra memoria gettata al vento
da questi signori del dolore

Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Che questa maledetta notte
dovrà pur finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e parole

Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
In questo disperato sogno
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
anche restasse un solo uomo

Chiamami ancora amore
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore

Perché le idee sono come farfalle
che non puoi togliergli le ali
perché le idee sono come le stelle
che non le spengono i temporali
perché le idee sono voci di madre
che credevano di avere perso
e sono come il sorriso di Dio
in questo sputo di universo

Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Che questa maledetta notte
dovrà ben finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e parole

Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Continua a scrivere la vita
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
che è così vera in ogni uomo

Chiamami ancora amore
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore

Che questa maledetta notte
dovrà pur finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e parole

Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
In questo disperato sogno
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
anche restasse un solo uomo

Chiamami ancora amore
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Perché noi siamo amore

MI PORTERO’:

Tu non credere che non ci pensi mai,
se dicessi il contrario ti mentirei,
nello specchio mi inchioda il ritratto di Dorian Gray:
quando i giorni passati s’innebbiano,
ed il tempo si conta per attimi,
caccio via con la mano dagli occhi la polvere;
e mi prende quell’ansia dei marinai,
quando il vento e la vela tradiscono,
ma paura di perdermi non ne ho e dove andrò:
mi porterò,
porterò via con me ogni bacio che mi hai dato,
che mi lasciava senza fiato;
mi porterò,
porterò dietro i figli come una ferita
innamorati della vita.
Vi porterò
e vi terrò
dove sarò
o non sarò.
Per non dire delle mani che mi tremano,
dei pensieri che li penso e poi mi annoiano,
questo tempo d’amare non chiedo quanto durerà;
non lo so se è meglio vivere che scrivere,
so che scrivo perché forse non so vivere,
per conoscere l’oscurità prima che faccia buio;
tu non credere che al buio non ci pensi mai,
ma mi dura solo un attimo e svanisce sai,
e paura di perderti non ne ho e dove andrò.
Mi porterò
tutti i poeti che hanno pianto per amore
se ci staranno nel mio cuore;
mi porterò
il soldatino che non rimaneva in piedi
e che è il più bello se ci credi;
mi porterò
tutti i cavalli che hanno perso per un niente
e sempre primi nella mente;
li porterò.
Mi porterò
quando aspettavo il tuo sorriso come un dono
e far l’amore era un perdono,
mi porterò
quando eran piccoli i ragazzi e noi eravamo
giovani e belli come siamo.
Ti porterò
e ti terrò
dove sarò
o non sarò.
Ti porterò.

COMICI SPAVENTATI GUERRIERI:

Hanno treni fermi e una stazione
persa tra il cielo e il mare
hanno la prima metà di una canzone
l’altra metà da ritrovare

Hanno le vostre fandonie nelle orecchie
conoscono le vostre facce di culo
madri piene di tranquillanti
padri che vanno sul sicuro

I ragazzi nascondono lacrime sospese
come gatte gelose dei figli
hanno un bagaglio di speranze deluse
come onde che s’infrangono sugli scogli

Hanno un mondo che avete storpiato ingannato tradito massacrato
hanno un piccolo fiore dentro
che c’è da chiedersi com’è nato

e cercano di amare
domani come ieri
questi miei piccoli comici spaventati guerrieri
e cercano di amare come uomini veri
questi miei piccoli comici
spaventati guerrieri

non azzardatevi a toccarli mai
non azzardatevi a giudicarli
tirate via le vostre sporche mani
non confondetevi coi loro sogni

continuate a costruire un mondo perfetto
dove potete specchiarvi
i poeti non saranno anche nessuno
ma hanno il potere di sputtanarvi

e vorrebbero amare
domani come ieri
questi miei piccoli comici spaventati guerrieri
e vorrebbero amare
come uomini veri
questi miei piccoli comici spaventati guerrieri

e vorrebbero amare
volare sui loro pensieri
questi miei piccoli comici
questi miei piccoli comici
questi miei piccoli comici
spaventati guerrieri

NON LASCIARMI ANDARE VIA:

Il dolore è una vela
così incredibilmente lieve
che nemmeno lo senti,
comincia con la cadenza
dolce della neve,
ed è lì che ti perdi.
Ha la faccia di un bambino
e gli occhi di un lupo triste
che ti lecca la mano,
conosce ogni parola che non esiste
e te le insegna una per una
piano piano
Ed improvvisamente ecco che hai dimenticato
com’era bello l’amore,
e te ne vai in giro
come un vecchio cane sfiancato
che non sente più nessun odore,
torni a casa con la divisa di un soldato
che non crede più nell’onore

Non lasciarmi andare, non lasciarmi andare,
non lasciarmi andare via,
non lasciarmi andare, non lasciarmi andare,
non lasciarmi andare via

Il bambino rincorreva
la sua barca di carta,
che ci vedeva la vita,
ma il tempo non ha tempo,
l’orologio s’incarta,
la bussola è impazzita
cammini dentro una nebbia
di persone e di cose
che ti facevano sognare,
e hai voglia di andar via
senza accampare scuse
per non aver saputo amare,
quando hai finito tutte le più inutili scuse
per potere restare

Non lasciarmi andare, non lasciarmi andare,
non lasciarmi andare via,
non lasciarmi andare, non lasciarmi andare,
non lasciarmi andare via

Non ne ho la forza né la voglia di provarci
e neanche le ragioni,
altro che balle, sentimenti, tuffi al cuore
e piagnistei per scrivere canzoni;
vorrei guardare più lontano,
ma lontano adesso è un tempo
spaventosamente breve,
vorrei sparire, cancellarmi, non amarmi,
risvegliarmi che non so nemmeno dove

non lasciarmi andare, non lasciarmi andare,
non lasciarmi andare via,
non lasciarmi andare, non lasciarmi andare,
non lasciarmi andare via.

LA RAGAZZA COL FILO D’ARGENTO:

E la ragazza aveva un filo d’argento sulla fronte
Bucava l’aria con due occhi perduti all’orizzonte
Giocò le carte con un mezzo sorriso
Dio lo sa cosa aveva in mano,
puntò con una maschera in viso
la sua bellezza il suo destino
ed io che avevo un ?asso?
tristemente solo,
andai a vederlo al volo

E la ragazza aveva il nome dei figli sulle mani
E tutto questo, disse, capita solo se mi ami
Tirò fuori da chissà quale sogno
Un fiore bianco ed uno nero,
mi disse: ?scegli tu cosa è meglio,
ce n’è uno falso ed uno vero?
ed io senza nemmeno pensarci su
le corsi dietro al volo.

Io non so chi sei
né quante cose mi darai
Da questa notte:
io non so chi sei
né quante cose ti darò
da questa notte;
t’innamorerai
non t’innamorerai di me
da questa notte,
m’innamorerò
non m’innamorerò di te
da questa notte?
il sole, mandate via questo sole,
sto fottutissimo sole?

E la ragazza con il filo d’ argento sulla fronte
Mi portò via con le sue ali di vento fino al ponte,
e disse: scegli tu dove vivere
Di qua o di là del cielo
E disse scegli tu se vuoi vivere
con me o col mondo intero,?
poi mi cullò con la sua voce di mare
per farmi addormentare.

Io non so chi sei
né quante cose mi darai
Da questa notte:
io non so chi sei
né quante cose ti darò
da questa notte;
t’innamorerai
non t’innamorerai di me
da questa notte,
m’innamorerò
non m’innamorerò di te
da questa notte?
e il sole, mandate via questo sole,
sto fottutissimo sole?

Ma la ragazza aveva il nome dei miei figli sulle mani,
E nel suo cuore di cristallo aveva tutti i miei domani,
e tutti i nostri possibili giorni
nella tempesta e nella neve,
le lacrime, i sorrisi e i ritorni
gli inverni e le primavere,
e la ragazza tolse il filo d’argento che aveva sulla fronte
e la ragazza tolse il filo d’argento e attraversammo il ponte

LE ROSE BLU:

Vedi,
darti la vita in cambio
sarebbe troppo facile,
tanto la vita è tua
e quando ti gira
la puoi riprendere;
io,
posso darti chi sono,
sono stato o chi sarò,
per quello che tu sai,
e quello che io so.

Io ti darò
tutto quello che ho sognato,
tutto quello che ho cantato,
tutto quello che ho perduto,
tutto quello che ho vissuto,
tutto quello che vivrò,
e ti darò
ogni alba, ogni tramonto
il suo viso in quel momento
il silenzio della sera
e mio padre che tornava
io ti darò.

Io ti darò
il mio primo giorno a scuola
l’aquilone che volava
il suo bacio che iniziava
il suo bacio che moriva
io ti darò,
e ancora sai,
le vigilie di Natale
quando bigi e ti va male,
le risate degli amici,
gli anni, quelli più felici
io ti darò.

Io ti darò
tutti i giorni che ho alzato
i pugni al cielo
e ti ho pregato, Signore,
bestemmiandoti perchè non ti vedevo,
e ti darò
la dolcezza infinita di mia madre,
di mia madre finita al volo
nel silenzio di un passero che cade,
e ti darò la gioia delle notti
passate con il cuore in gola,
quando riuscivo finalmente
a far ridere e piangere una parola…

Vedi,
darti solo la vita
sarebbe troppo facile
perché la vita è niente
senza quello che hai da vivere;
e allora,
fa che non l’abbia vissuta
neanche un po’,
per quello che tu sai,
e quello che io so.

Fa che io sia un vigliacco e un assassino,
un anonimo cretino,
una pianta, un verme, un fiato
dentro un flauto che è sfiatato
e così sarò,
così sarò,
non avrò mai visto il mare
non avrò fatto l’amore,
scritto niente sui miei fogli,
visto nascere i miei figli
che non avrò.

Dimenticherò
quante volte ho creduto
e ho amato, sai,
come se non avessi mai creduto
come se non avessi amato mai,
mi perderò
in una notte d’estate
che non ci sono più stelle,
in una notte di pioggia sottile
che non potrà bagnare la mia pelle,
e non saprò sentire la bellezza
che ti mette nel cuore la poesia
perché questa vita adesso, quella vita
non è più la mia.

Ma tu dammi in cambio le sue rose blu
fagliele rifiorire le sue rose blu
Tu ridagli indietro
le sue rose blu.

PROLOGO – SAMARCANDA:

C’era una gran festa nella capitale
perché la guerra era finita.
I soldati erano tornati tutti a casa e avevano gettato le loro divise.
Per la strada si ballava e si beveva vino, e
i musicanti suonavano senza interruzione.
Era primavera e le donne finalmente, dopo tanti anni, potevano
riabbracciare i loro uomini. All’alba furono spenti i falò
e fu proprio allora che tra la folla,
per un momento, a un uomo parve di vedere
una donna vestita di nero
che lo guardava con occhi cattivi.

Ridere, ridere, ridere ancora,
Ora la guerra paura non fa,
brucian dentro il fuoco le divise la sera,
brucia nella gola vino a sazietà,
musica di tamburelli fino all’aurora,
il soldato che tutta la notte ballò
vide tra la folla quella nera signora,
vide che cercava lui e si spaventò.

“Salvami, salvami, grande sovrano,
fammi fuggire, fuggire di qua,
alla parata lei mi stava vicino,
e mi guardava con malignità”
“Dategli, dategli un animale,
figlio del lampo, degno di un re,
presto, più presto perché possa scappare,
dategli la bestia più veloce che c’è

“corri cavallo, corri ti prego
fino a Samarcanda io ti guiderò,
non ti fermare, vola ti prego
corri come il vento che mi salverò
oh oh cavallo, oh, oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh, cavallo, oh oh

Fiumi poi campi, poi l’alba era viola,
bianche le torri che infine toccò,
ma c’era sulla porta quella nera signora
stanco di fuggire la sua testa chinò:
“Eri fra la gente nella capitale,
so che mi guardavi con malignità,
son scappato in mezzo ai grilli e alle cicale,
son scappato via ma ti ritrovo qua!”

“Sbagli, t’inganni, ti sbagli soldato
io non ti guardavo con malignità,
era solamente uno sguardo stupito,
cosa ci facevi l’altro ieri là?
T’aspettavo qui per oggi a Samarcanda
eri lontanissimo due giorni fa,
ho temuto che per ascoltar la banda
non facessi in tempo ad arrivare qua.

Non è poi così lontana Samarcanda,
corri cavallo, corri di là…
ho cantato insieme a te tutta la notte
corri come il vento che ci arriverà
oh oh cavallo, oh, oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh cavallo oh oh

L’ultimo spettacolo:

Ascolta,
ti ricordi quando venne
la nave del fenicio a portar via
me, con tutta la voglia di cantare
gli uomini, il mondo, e farne poesia…
Con l’occhio azzurro io ti salutavo
con quello blu io già ti rimpiangevo
e l’albero tremava e vidi terra,
i greci, i fuochi e l’infinita guerra…
Li vidi ad uno ad uno
mentre aprivano la mano
e mi mostravano la sorte
come a dire: “Noi scegliamo,
non c’è un dio che sia più forte”.
E l’ombra nera che passò
ridendo ripeteva: “no…”
Ascolta,
ero partito per cantare
uomini grandi dietro grandi scudi
e ho visto uomini piccoli ammazzare
piccoli, goffi, disperati e nudi…
Laggiù conobbi pure un vecchio aedo
che si accecò per rimaner nel sogno
con l’occhio azzurro invece ho visto e vedo,
con quello blu mi volto e ti ricordo…
Ma tu non mi parlavi
e le mie idee come ramarri
ritiravano la testa dentro il muro
quando è tardi
perché è freddo, perché è scuro
e mille solitudini
e i buchi per nascondersi…
E ho visto fra le lampade un amore:
e lui che fece stendere sul letto
l’amico con due spade dentro il cuore,
e gli baciò piangendo il viso e il petto…
E son tornato per vederti andare
e mentre parti e mi saluti in fretta
fra tutte le parole che puoi dire
mi chiedi: “Me la dai una sigaretta?”
Io di Muratti, mi dispiace, non ne ho
il marciapiede per Torino, sì lo so
ma un conto è stare a farti un po’ di compagnia,
altro aspettare che il treno vada via:
perché t’aiuto io ad andare non lo sai,
e questo a chi si lascia non succede mai,
ma non ti ho mai considerata roba mia,
io le mie favole, e tu una storia tua.
Ma tu non mi parlavi
e le mie idee come ramarri
ritiravano la testa
dentro il muro, quando è tardi
perché è freddo, perché è scuro…
E ancora solitudini
e buchi per nascondersi…
E non si è soli quando un altro ti ha lasciato,
si è soli se qualcuno non è mai venuto
però scendendo perdo i pezzi sulle scale
e chi ci passa su non sa di farmi male:
ma non venite a dirmi
adesso lascia stare
e c’è la lotta e poi bisogna continuare
perché se questa storia fosse una canzone
con una fine mia
tu non andresti via
Tu non andresti via….

Blu (e) Notte:

E il vecchio con gli occhiali di tartaruga
mi regalò sei sigarette e mi disse:
“Guarda, ho tante porte indietro,
tante porte avanti,
ma è sempre la stessa cosa. I
I bar sono tutti uguali”.
E il barman si toccò l’orecchio
come per dirmi: “Non ci faccia caso, è pazzo”.
E io, io gli avrei preso la testa
e gli avrei fatto mangiare il banco…
E il vecchio capì e mi disse:
“Perché te la prendi tanto?
Uscito di qui, tornerai a casa come tutti;
non dirmi che non hai anche tu
una bella famiglia che ti aspetta e quello che
in fondo vale, e una figlia, e un po’
di stima per il mondo normale…”
Tornava una rondine al nido
l’uccisero, cadde tra spini,
portava nel becco un insetto,
la cena dei suoi rondinini.
Hai mai perso un ragazzo, ragazzo?
Ha detto; “Ciao”, è andato,
ha detto: “Sono stanco d’amare”.
È diventato abbastanza lontano
su quella sua bicicletta.
Quand’ero giovane dicevo “Perduto”,
certo piangevo, ma perduto lui ce n’era
un altro; però da vecchio pesa il respiro.
Lo vedevo giocare, lo guardavano tutti.
Quante volte ho pensato:
” Basta sto male”. quante volte ho detto:
“Basta, camminami avanti…”
Ma il fanciullo che avanti a te cammina
e non lo chiami, non sarà più quello…

Velasquez:

Ahi, Velasquez, dove porti la mia vita?
Un fiore di campo si è impigliato fra le dita,
e tante stelle, tante nelle notti chiare
e mille lune, mille dune da scoprire.
Ahi, Velasquez, non t’avessi mai seguito,
con te non si torna una volta sola indietro
in mezzo ai venti sempre genti da salvare
sei morto mille volte senza mai morire.
Un vecchio zingaro ungherese
di te parlando mi giurò
che c’eri prima di suo padre,
prima del padre di suo padre
più in là nel tempo non andò:
e i cerchi del tuo tronco sono
ferite d’armi e di parole
che mai nessuno vendicò.
Ahi, Velasquez, com’è duro questo amore
mi pesa la notte prima di ricominciare
e tante veglie, come soglie di un mistero
per arrivare sempre più vicino al vero.
Ahi, Velasquez, certe sere quanta voglia,
fermare la vela e ritornare da mia moglie;
e tu mi dici: “fatti scrivere”, è normale,
per te bisogna sempre scrivere e lottare.
E la tempesta ci sorprese
due miglia dopo Capo Horn:
se ne rideva delle offese
in mezzo al ponte si distese
e fino all’alba mi cantò
ragazze, terre, contadini,
da sempre popoli e padroni
fu lì che tutto cominciò.
Ahi, Velasquez, fino a quando inventeremo
un nido di rose ai piedi dell’arcobaleno
e tante stelle, tante nelle notti chiare
per questo mondo, questo mondo da cambiare?
Ahi, Velasquez, ahi, chitarra come spada
mantello di sabbia, orecchio mozzo, antica sfida,
eterna attesa, corda tesa da spezzare
e tanta voglia, tanta voglia di tornare.

Figlia:

Sapeva tutta la verità
il vecchio che vendeva carte e numeri,
però tua madre è stata dura da raggiungere,
lo so che senza me non c’era differenza:
saresti comunque nata,
lei ti avrebbe comunque avuta.
Non c’era fiume quando l’amai;
non era propriamente ragazza,
però penso di aver fatto del mio meglio,
così a volte guardo se ti rassomiglio,
lo so, lo so che non è giusto,
però mi serve pure questo.
Poi ti diranno che avevi un nonno generale,
e che tuo padre era al contrario
un po’ anormale, e allora saprai
che porti il nome di un mio amico,
di uno dei pochi che non mi hanno mai tradito,
perché sei nata il giorno
che a lui moriva un sogno.
E i sogni, i sogni,
i sogni vengono dal mare,
per tutti quelli
che han sempre scelto di sbagliare,
perché, perché vincere significa accettare,
e se arrivo vuol dire che
a qualcuno può servire,
e questo, lo dovessi mai fare,
tu, questo, non me lo perdonare.
E figlia, figlia,
non voglio che tu sia felice,
ma sempre contro,
finché ti lasciano la voce.
Vorranno
la foto col sorriso deficiente,
diranno:
“Non ti agitare, che non serve a niente”
e invece tu grida forte
la vita contro la morte.
E figlia, figlia,
figlia, sei bella come il sole,
come la terra,
come la rabbia, come il pane,
e so che t’innamorerai senza pensare,
e scusa,
scusa se ci vedremo poco e male:
lontano mi porta il sogno
ho un fiore qui dentro il pugno.

Il suonatore stanco:

Il suonatore è stanco:
ritaglia foto di Dylan
con grande maestria
e poi le appiccica al muro
badando alla simmetria
tempo fa…
era la realtà…
milioni d’anni fa…
Non c’è più niente al mondo
che può fargli male
nemmeno tu che rubi
il latte sulle scale.
All’alba verranno a domandarmi
venti chili di riso
non so se glieli darò
mi sento veramente indeciso,,,
sta di fatto però
che quelli là giocan duro
quelli mi infilano in un muro.
Il suonatore è stanco:
mastica pezzi di carta
con grande piacere
fa le palline e le tira
mirando al bicchiere
la realtà…
l’unica realtà…
adesso è questa qua.
Chi non lo prova non sa
che gioia ti dà dentro
su dieci volte almeno una
fare centro.
All’alba verranno a domandarmi
venti chili di riso
ma manteniamo la calma
l’importante è dirgli un no deciso
forse li accoglierò
con la vestaglia turchese
rendendo baci per le offese.
All’alba verranno a domandarmi
venti chili di riso
non so se glieli darò
mi sento veramente indeciso,,,
sta di fatto però
che quelli là giocan duro
quelli mi infilano in un muro.

Arthur Rimbaud:

La miseria di una stanza a Londra
le fumerie di Soho:
già grande si buttava via.
E sua madre nel fienile, nel ricordo:
vecchia, scassata borghesia.
Ribaltare le parole, invertire il senso
fino allo sputo,
cercando un’altra poesia.
E Verlaine che gli sparava e gli gridava:
“Non lasciarmi, no,
non lasciarmi, vita mia…”
E nave, porca nave vai
la gamba mi fa male, dài
le luci di Marsiglia non arrivan mai.
“Un hydrolat lacrimal lave
les cieux vert-chou, les cieux vert-chou
sous l’arbre tendronnier qui bave vous cautchous”…
Portoghesi, inglesi e tanti altri uccelli di rapina
scelse per compagnia;
quella voglia di annientarsi, di non darsi,
e basta, basta poesia;
e volersi fare male al punto di finire, lui,
mercante d’armi
fra l’Egitto e la follia,
e una negra grande come un ospedale
da aspettare
e poi la gamba e l’agonia.
E nave, porca nave vai,
ho freddo e manca poco, dai,
le luci di Marsiglia non arrivan mai.
Ho visto tutto e cosa so?
ho rinunciato, ho detto “no”,
ricordo a malapena quale nome ho:
Arthur Rimbaud, Arthur Rimbaud,
Arthur Rimbaud…

Carnival:

Si diventa grandi
sulla propria pelle
sulle proprie palle e su poche stelle
si diventa grandi
e niente fa più male
nemmeno il primo male al cuore
e se provi a cercare
le tue parole
non fanno nostalgia
come quello che è stato
o non è stato
che resta o che va via.
E ci trucchiamo per Carnival
e ci vestiamo da Carnival
e ci trucchiamo per Carnival.
Si diventa grandi
a guardarle il culo
si diventa vecchi a sentirsi solo
e col passare del tempo
non t’importa nemmeno
chi le bacia gli occhi, chi le tocca il seno
senza di lei soltanto
un anno prima
credevi di morire
e all’improvviso
non ne vale più la pena
nemmeno di capire.
E ci trucchiamo per Carnival
e ci vestiamo da Carnival
e ci trucchiamo per Carnival.
Si diventa vecchi
come un vecchio indiano
e si finge forte e si canta piano
non c’è nessun ricordo
a cui ti puoi impiccare
perché nessun ricordo ormai ti fa più male
tutte le idee, tutti gli amori tuoi di prima
finiti sulla luna
col tempo la sua faccia
e la sua pelle scura
te le ricordi appena.
E ci trucchiamo per Carnival
e ci vestiamo da Carnival
e ci trucchiamo per Carnival
finché val.

Per amore mio (Ultimi giorni di Sancho P.):

Ragazza, noi siamo bugie del tempo
appesi come foglie al vento di Mistral
non eri ancora nata e già ti avevo dentro
come stanotte in questa casa di Alcazar.
Ma più bello di averti è quando di disegno
niente ha più realtà del sogno
il mondo non esiste
il mondo non è vero
e ho sognato di me.
Per amore , solo per amore
dei miei occhi, delle mie parole
con la frutta marcia fra le mani
con la donna che non c’è domani.
Per amore, solo per amore
del bambino perso sulle scale
per tenermi se le gambe tremano
e vedere dove gli altri guardano
no, Sancho non muore.
Ho combattuto il cuore dei mulini a vento
insieme a un vecchio pazzo che si crede me
ho amato Dulcinea insieme ad altri cento
ho cantato per lei, ma perché?
In un paese d’ombre fra la terra e il cielo
ora sogno di te.
Per amore, solo per amore
dei miei gesti, delle mie parole
delle notti che me li confondo insieme
e del vino, lento fiume nelle vene.
Per amore, solo per amore
di quel viso che non può tornare
della stella che non può cadere giù
la tua mano che non sa tenermi più.
Per amore, solo per amore mio
ho giocato sempre a strabiliare.
Per amore, solo per amore mio
dietro un velo che non puoi arrivarci tu.
Per amore, solo per amore mio…

Voglio una donna:

Una canzone di Natale che le prenda la pelle
e come tetto solo un cielo di stelle.
Abbiamo un mare di figli da pulirgli il culo:
che la piantasse un po’ di andarsene in giro!
La voglio come Biancaneve coi sette nani,
noiosa come una canzone degli “Inti-Illimani.
Voglio una donna “donna”,
donna “donna”
donna con la gonna,
gonna gonna.
Voglio una donna “donna”
donna “donna”
donna con la gonna
gonna gonna.
Prendila te quella col cervello
che s’innamori di te quella che fa carriera,
quella col pisello e la bandiera nera
la cantatrice calva e la barricadera
che non c’è mai la sera…
Non dico tutte; me ne basterebbe solo una,
tanti auguri alle altre di più fortuna.
Voglio una donna, mi basta che non legga Freud,
dammi una donna così che l’assicuro ai Lloyds
preghierina preghierina, fammela trovare,
Madonnina Madonnina non mi abbandonare.
Voglio una donna “donna”
donna “donna”
donna con la gonna
gonna gonna.
Voglio una donna “donna”
donna “donna”
donna con la gonna
gonna gonna.
Prendila tu la signorina Rambo
che s’innamori di te ‘sta specie di canguro
che fa l’amore a tempo
che fa la corsa all’oro
veloce come il lampo
tenera come un muro
padrona del futuro…
Prendila te quella che fa il leasing,
che s’innamori di te la Capitana Nemo,
quella che va al briefing
perché lei è del ramo,
e viene via dal meeting
stronza come un uomo
sola come un uomo.

EL BANDOLERO STANCO:

Sarà forse il vento che non l’accarezza più,
sarà il suo cappello che da un po’ non gli sta su,
sarà quella ruga di ridente nostalgia
o la confusione tra la vita e la poesia:
non assalta treni perché non ne passan mai
non rapina banche, perché i soldi sono i suoi
vive di tramonti e di calcolati oblii
e di commoventi, ripetuti, lunghi addii
struggenti addii…
El bandolero stanco
col cuore infranto stanotte va
va, sul cavallo bianco,
col suo tormento lontano va,
dov’è silenzio,
dov’è silenzio, dove…
dov’è silenzio, dov’è silenzio,
dov’è silenzio, dove…
Ha una collezione insuperabile di taglie;
molte, tutte vuote già da tempo, le bottiglie
dorme sul cavallo che non lo sopporta più,
e s’è fatto un mazzo per la pampa su e giù.
Ogni notte passa e getta un fiore a qualche porta,
rosso come il sangue del suo cuore di una volta,
poi galoppa via fino all’inganno dell’aurora,
dove qualche gaucho giura di sentirlo ancora,
cantare ancora…
Ah, bandolero stanco,
stanotte ho pianto
pensando a te;
c’è un po’ della mia vita
nella tua vita che se ne va
dov’è silenzio,
dov’è silenzio, dove…
dov’è silenzio,
dov’è silenzio, dove…
Se chiudo gli occhi, dentro gli occhi
sei di nuovo quello vero,
quando ti credevo, quando sorridevo:
ascolta, guardami, sta’ fermo:
è ancora vivo questo amore,
tutto questo amore, tutto il nostro amore:
e tu lontano non ci vai
a morire come una puttana,
prima del mio cuore,
al posto del mio cuore;
non mi lasciare solo in questa
notte che non vedo il cielo;
torna bandolero! Torna bandolero!
Torna bandolero!
Dov’è silenzio,
dov’è silenzio, dove…
dov’è silenzio,
dov’è silenzio, dove…

Stranamore (Pure questo è amore):

E lui che torna a casa sbronzo quasi tutte le sere
e quel silenzio tra noi due che sembra non finire
quando lo svesto, lo rivesto e poi lo metto a letto,
e quelle lettere che scrive e poi non sa spedirmi…
forse lasciarlo sulle scale è un modo di salvarmi.
E tu che hai preso in mano
il filo del mio treno di legno
che per essere più grande avevo dato in pegno:
e ti ho baciato sul sorriso per non farti male
e ti ho sparato sulla bocca invece di baciarti
perché non fosse troppo lungo il tempo di lasciarti.
Forse non lo sai ma pure questo è amore.
E l’alba sul Danubio a Marco parve fosforo e miele
e la ragazza bionda forse gli voleva dire
che l’uomo è grande, l’uomo è vivo
l’uomo non è guerra;
ma i generali gli rispondono che l’uomo è vino
combatte bene e muore meglio
solo quando è pieno.
E il primo disse: “Ah sì?
non vuoi comprare il nostro giornale?!”
E gli altri: “Lo teniamo fermo tanto per parlare”
ed io pensavo: “Ora gli dico: Sono anch’io fascista” –
ad ogni pugno che arrivava dritto sulla testa
la mia paura non bastava a farmi dire basta.
Forse non lo sai ma pure questo è amore.
Ed il più grande
conquistò nazione dopo nazione,
e quando fu di fronte al mare si sentì un coglione
perché più in là
non si poteva conquistare niente;
e tanta strada per vedere un sole disperato
e sempre uguale e sempre
come quando era partito.
Bello l’eroe con gli occhi azzurri dritto sopra la nave
ha più ferite che battaglie, e lui ce l’ha la chiave.
Ha crocefissi falci in pugno e bla bla bla fratelli
ed io ti ho sollevata figlia per vederlo meglio
io che non parto e sto a guardarti
e che rimango sveglio.
Forse non lo sai ma pure questo è amore.

Ninni:

Incontrarvi seduti sopra quel treno
tutti e quattro avevate vent’anni in meno
come in fondo ad un buco
che dà nel tempo;
e cercare incollando paura e amore
una scusa qualunque per non parlare:
se mi guardano in faccia
che gli racconto?
Tu eri bella e parlavi coi tuoi bambini
disegnavi sorrisi sui finestrini,
lui segnava i cavalli da giocare
e passò qualcosa di lieve,
come sole in mezzo alla neve
ed avrei voluto dirvi: “Sono io”.
Dirti: “Guardali bene, che cambieranno,
com’è giusto domani ti lasceranno”.
Dire al piccolo: “Finché´ puoi
stiamo insieme”.
Dire all’uomo che fuma senza parlare:
“Fuma piano, ti prego” e poi capire
che il futuro è già stato
e non può cambiare.
E che il tempo mi passa e mi passa sopra,
e tu entravi dicendo: “Vuoi che ti copra,
Ninni, è tardi, fa freddo, stai già dormendo?”
Ninni, Ninni, Ninni…
Ninni è stanco, Ninni ha guardato
Ninni ha pianto, Ninni ha perduto
Ninni ha amato tanto da non amare più.
Quante volte ho pensato di rinunciare
e lasciargliela lì come fosse un gioco
questa vita che è niente
ma non è poco,
quanti mezzi sorrisi ai miei ritorni,
quante corse da scemo sui treni fermi
quanti che chiamo
e non si san più voltare.
Tu sei bella e mi guardi senza parlarmi,
non ti sei neanche accorta di assomigliarmi,
e non sai quanta voglia avrei di dirti
che tuo figlio non è cambiato,
era solo ma si è aspettato,
ed è sempre come lo chiamavi tu
Ninni, Ninni, Ninni…

Canzonenoznac:

Il leader della parte scura
dietro una barba quasi nera
diceva cose alla sua gente
a voce bassa come sempre
e ricordava cose antiche
proibite ma pur sempre vive
come il Martini con le olive.
Dal millenovecentottanta
anno di grazia e d’alleanza
felice e immobile la gente
viveva solo del presente.
ma lui a quei pochi che riuniva
come una nenia ripeteva
quel suo programma che chiedeva
Fosse permesso ricordare
fosse permesso ricordare
poi ricordò che era vietato
nel mondo nuovo anche il passato.
Il leader della parte chiara
con quella cicatrice amara
sul mento a forma di radice
gridava:”Abbasso questa pace”.
Coi pochi giovani insultava
la polizia che costringeva
soltanto ad essere felici
ed abbatteva e rifaceva
palazzi d’arte e di cultura
e delle bibite e del niente
sì, ma soltanto con la mente
e all’occorrenza le prendeva
 davanti ai giudici abiurava,
ma appena uscito risognava
fosse possibile cambiare
fosse possibile sperare
ma la speranza era un difetto
nel mondo ormai così perfetto.
E il leader con la cicatrice
credeva l’altro più felice
e l’altro, quello con la barba,
di lui diceva “È pieno d’erba”.
Si sospettavano a vicenda
di fare solamente scena
d’essere schiavi del sistema
e l’uno l’altro beffeggiava
e l’altro l’uno ricambiava
pur descrivendo alla rinfusa
due volti di una stessa accusa
che era impossibile cambiare,
tornare indietro, andare avanti
avere voglia di sbagliare.
Come ad esempio ricordare
Come ad esempio ricordare
questo ricordo era un difetto
nel mondo ormai così perfetto
né si poteva più cambiare
né si poteva più sperare
questa speranza era un difetto
nel mondo ormai così perfetto.
E il leader della parte chiara
pianse di rabbia quella sera
seduto sopra la sua vita
perduta come una partita
ma il servofreno dentro il cuore
che scatta al minimo segnale
gli eliminò tutto il dolore.
E il leader della parte scura
contando i passi e la paura
si avvicinò alle parti estreme
dove correva un giorno il fiume
ricostruendo da un declivio
l’ultima chiesa, un vecchio bivio,
l’acqua e l’amore che non c’era.
Si sentì stanco in quel momento
tolse la barba e sopra il mento,
apparve a forma di radice
quella sua vecchia cicatrice.

Canzone per Laura:

Al primo amore si fermò
scese dalla filovia
e allora il mondo gli sembrò
una drogheria, una drogheria.
L’ultima volta che lo videro
era col circo del “pensateci un po’ voi”
dove leoni, clown e acrobati,
stavan fermi come lui:
va da sé che Laura non crede,
non crede più,
passa il sale, chiacchiera, siede
e guarda giù.
Fu re Riccardo il primo che
salutò la compagnia,
si tolse l’elmo e disse “Tiè!”
ma con cortesia, ma con cortesia
era una guerra un po’ del cavolo,
mancava un senso , un apriscatole, un’idea,
eppure tutti comandavano
a che cosa non si sa: va da sé che Laura non crede,
non crede più,
passa il sale, chiacchiera, siede
e guarda giù.
E Marco Polo li fregò
doge, moglie, turchi, idee
partì da Chioggia ed arrivò
non più giù di Bari,
non più giù di Bari
poi disse “Ho visto Orienti magici”,
ma almeno aveva avuto della fantasia;
i veneziani che applaudivano
solo invidia e ipocrisia: va da sé che Laura non crede,
non crede più,
passa il sale, chiacchiera, siede
e guarda giù.
Poi quel bimbo si voltò
e contò le nostalgie
scese dal palco e disse “No!”
Sono cose mie, solamente mie”.
E mentre tutti si aspettavano
la giravolta, il salto doppio, la poesia
gridò a chi stava a capotavola:
“Stacci attento e fila via!”.
Perché adesso Laura ci crede
ci crede sì
Chiude gli occhi e dentro ci vede
Adesso sì
Perché adesso Laura ci crede
ci crede sì
chiude gli occhi e dentro sorride
adesso sì.

IO SCRIVERO’(tributo a Rino Gaetano):

Io scriverò se vuoi perché cerco un mondo diverso
con stelle al neon e un poco di universo
e mi sento un eroe a tempo perso
io scriverò se vuoi perché non ho incontrato mai
veri mattatori e veri ombrellai
ma gente capace di chiederti solo come stai
io scriverò se vuoi perché ho amato tutti i sessi
ma posso garantirvi che io
non ho mai dato troppo peso al sesso mio
ma con chiunque sappia divertirsi mi salverò
che viva la vita senza troppo arricchirsi mi salverò
che sappia amare che conosca Dio come le sue tasche
io scriverò perché ho vissuto anche di espedienti
perché a volte ho mostrato anche i denti
perché non potevo vivere altrimenti
io scriverò sul mondo e sulle sue brutture
sulla mia immagine pubblica e sulle camere oscure
sul mio passato e sulle mie paure

La stazione di Zima:

C’è un solo vaso di gerani
dove si ferma il treno,
e un unico lampione,
che si spegne se lo guardi,
e il più delle volte
non c’è ad aspettarti nessuno,
perché è sempre
troppo presto o troppo tardi.
“Non scendere”, mi dici,
continua con me questo viaggio
e così sono lieto di apprendere
che hai fatto il cielo
e milioni di stelle inutili
come un messaggio,
per dimostrarmi che esisti,
che ci sei davvero.
Ma vedi, il problema non è
che tu sia o non ci sia
il problema è la mia vita
quando non sarà più la mia,
confusa in un abbraccio
senza fine,
persa nella luce tua, sublime,
per ringraziarti
non so di cosa e perché.
Lasciami
questo sogno disperato
d’esser uomo,
lasciami
quest’orgoglio smisurato
di esser solo un uomo;
perdonami, Signore,
ma io scendo qua,
alla stazione di Zima.
Alla stazione di Zima
qualche volta c’è il sole
e allora usciamo tutti a guardarlo
e a tutti viene in mente
che cantiamo la stessa canzone
con altre parole
e che ci facciamo male
perché non ci capiamo niente.
E il tempo non s’innamora due volte
di uno stesso uomo
abbiamo la consistenza lieve delle foglie,
ma ci teniamo la notte per mano
stretti fino all’abbandono,
per non morire da soli
quando il vento ci coglie.
Perché vedi, l’importante non è
che tu ci sia o non ci sia:
l’importante è la mia vita
finché sarà la mia.
Con te, Signore
è tutto così grande,
così spaventosamente grande,
che non è mio, non fa per me.
Guardami,
io so amare soltanto come un uomo
guardami,
a malapena ti sento,
e tu sai dove sono…
ti aspetto qui, Signore,
quando ti va,
alla stazione di Zima.

Le lettere d’amore:

Fernando Pessoa chiese gli occhiali
e si addormentò
e quelli che scrivevano per lui
lo lasciarono solo
finalmente solo…
Così la pioggia obliqua di Lisbona
lo abbandonò
e finalmente la finì di fingere fogli
di fare male ai fogli…
E la finì di mascherarsi dietro tanti nomi,
dimenticando Ophelia
per cercare un senso che non c’è
e alla fine chiederle:
“scusa se ho lasciato le tue mani,
ma io dovevo solo scrivere, scrivere
scrivere di me…”
Le lettere d’amore,
le lettere d’amore
fanno solo ridere.
Le lettere d’amore
non sarebbero d’amore
se non facessero ridere.
Anch’io scrivevo un tempo lettere d’amore
anch’io facevo ridere;
le lettere d’amore, quando c’è l’amore,
per forza fanno ridere.
E costruì
un delirante universo senza amore,
dove tutte le cose
hanno stanchezza di esistere
e spalancato dolore.
Ma gli sfuggì che il senso delle stelle
non è quello di un uomo,
e si rivide nella pena di quel brillare inutile,
di quel brillare lontano…
E capì tardi che dentro
quel negozio di tabaccheria
c’era più vita di quanta ce ne fosse
in tutta la sua poesia;
e che invece di continuare a tormentarsi
con un mondo assurdo
basterebbe toccare il corpo di una donna,
rispondere a uno sguardo…
E scrivere d’amore,
e scrivere d’amore,
anche se si fa ridere;
anche quando la guardi,
anche mentre la perdi
quello che conta è scrivere.
E non aver paura
non aver mai paura
di essere ridicoli;
solo chi non ha scritto mai
lettere d’amore
fa veramente ridere.
Le lettere d’amore,
le lettere d’amore,
di un amore invisibile;
le lettere d’amore
che avevo cominciato
magari senza accorgermi;
le lettere d’amore
che avevo immaginato,
ma mi facevan ridere
magari fossi in tempo
se avessi ancora il tempo
per potertele scrivere…

Viola d’inverno:

Arriverà che fumo
o che do l’acqua ai fiori,
o che ti ho appena detto
“Scendo, porto il cane fuori”,
che avrò una mezza fetta
di torta in bocca,
o la saliva di un bacio
appena dato,
arriverà, lo farà così in fretta
che non sarò neanche emozionato…
Arriverà che dormo o sogno, o piscio
o mentre sto guidando,
la sentirò benissimo
suonare mentre sbando,
e non potrò confonderla con niente,
perché ha un suono maledettamente eterno:
e poi si sente quella volta sola
la viola d’inverno.
Bello è che non sei mai preparato,
che tanto capita sempre agli altri,
vivere in fondo è così scontato
che non t’immagini mai che basti
e resta indietro sempre un discorso
e resta indietro sempre un rimorso…
E non potrò parlarti, strizzarti l’occhio,
non potrò farti segni,
tutto questo è vietato
da inscrutabili disegni,
e tu ti chiederai
che cosa vuole dire
tutto quell’improvviso starti intorno
perché tu non potrai, non la potrai sentire
la mia viola d’inverno.
E allora penserò
che niente ha avuto senso
a parte questo averti amata,
amata in così poco tempo;
e che il mondo non vale
un tuo sorriso,
e nessuna canzone
è più grande di un tuo giorno
e che si tenga il resto,
me compreso, la viola d’inverno.
E dopo aver diviso tutto:
la rabbia, i figli, lo schifo e il volo,
questa è davvero l’unica cosa
che devo proprio fare da solo
e dopo aver diviso tutto
neanche ti avverto che vado via,
ma non mi dire pure stavolta
che faccio sempre di testa mia:
tienila stretta la testa mia.

La bellezza :

Passa la bellezza
nei tuoi occhi neri,
scende sui tuoi fianchi
e sono sogni i tuoi pensieri…
Venezia “inverosimile
più di ogni altra città”
è un canto di sirene,
l’ultima opportunità
ho la morte e la vita tra le mani
coi miei trucchi da vecchio senza dignità:
se avessi vent’anni
ti verrei a cercare,
se ne avessi quaranta, ragazzo,
ti potrei comprare,
ma sessanta, come invece ne ho
ti sto solo a guardare …
Passa la bellezza
nei tuoi occhi neri
e stravolge il canto
della vita mia di ieri;
tutta la bellezza,
l’allegria del pianto
che mi fa tremare
quando tu mi passi accanto…
Venezia in questa luce
del lido prima del tramonto
ha la forma del tuo corpo
che mi ruba lo sfondo,
la tua leggerezza danzante
come al centro del tempo
e dell’eternità:
ho paura della fine
non ho più voglia di un inizio;
ho paura che gli altri
pensino a questo amore
come a un vizio;
ho paura di non vederti più,
di averla persa…
tutta la bellezza
che mi fugge via
e mi lascia in cambio
i segni di una malattia.
Tutta la bellezza
che non ho mai colto,
tutta la bellezza immaginata
che c’era sul tuo volto,
tutta la bellezza
se ne va in un canto,
questa tua bellezza
che è la mia
muore dentro un canto.

L’uomo che si gioca il cielo a dadi:

Chi guarda dalla strada
non ci crederebbe mai
io vado a letto adesso
e tu sei in piedi dalle sei
tu stai pescando ed io,
sta notte ho amato chissà chi
ho la camicia fuori e sono qui,

Ti leggo dentro gli occhi:
“Figlio mio come ti va?”
E come vuoi che vada,
come sempre, siamo qua:
ti vedo così poco
ma soltanto tu sei tu,
con quelli là non ce la faccio più

Papà, lasciamo tutto e andiamo via
Papà, lasciamo tutti e andiamo via

Tu li hai giocati tutti
senza avere in mano i re,
pieno e cavalli o niente:
tutto il resto che cos’è?
Ti sei giocato donne
che impazzivano per te,
eppure un giorno hai pianto in un caffè

Ci sono stati giorni
da piantare tutto lì
eppure li hai giocati
sorridendomi così
per te l’estate non comincia
non finisce mai
è vivere la vita come fai

papà, lasciamo tutto e andiamo via
papà, lasciamo tutti e andiamo via

scommetto che ti giochi
il cielo a dadi anche con Dio
e accetterà lo giuro
perché in cielo, dove sta,
se non ti rassomiglia che ci fa?

Milady:

Passano gli anni passano…
crescono i bimbi crescono..
Ritorni come un brivido
su questo palcoscenico
però ti sento timida, timida.
Tu che tenevi tutti i fili del cuore
con due mani così lievi
che sentivo dolore solo un po’…
Non ti ho più vista piangere
Non ti ho più vista ridere
eri una voce fragile, fragile.
Abbiamo smesso d’inventare parole
senza mai trovare quella che voleva dire
vivere, vivere.
Milady, non lasciarmi mai,
ti voglio bene come sei,
Milady, madre amante e figlia,
la sola che mi rassomiglia;
Milady, smettila di bere,
ti spacco in testa quel bicchiere,
sei vecchia e sembri un bambina,
e vesti ancora da regina,
Milady, goccia su una foglia
Milady… io non ne ho più voglia…
Sono cambiato? Dimmelo;
Sei tu diversa? Parlami,
sei sempre stata piccola, piccola.
Io ti perdevo e mi sentivo vincente,
non c’è mai stato verso
di cambiarti con niente come te.
Non ti ho venduto l’anima,
lasciami in pace, lasciami,
come mi sento stupido, stupido.

Voglio una storia d’amore più vera,
una donna che mi parla
e che mi aspetta la sera, vattene,
vattene.
Milady, non lasciarmi mai,
senza di te cosa farei,
Milady, cipria sotto gli occhi,
Milady, persa negli specchi;
Milady, non hai voce e canti,
in un teatro a fari spenti,
Milady, bolla di sapone,
e ballerina di balcone:
Milady, il cuore è un soldatino
che scrive lettere a nessuno.
Milady non lasciarmi mai,
ti voglio sempre come sei,
Milady, strada di Parigi,
Natale con i tre re Magi;
Milady, ho perso la tua spilla…
Milady, Dio, come sei bella…
Passano gli anni passano…
crescono i bimbi crescono..

Sogna, ragazzo sogna:

E ti diranno parole
rosse come il sangue, nere come la notte
ma non è vero, ragazzo,
che la ragione sta sempre col più forte;
io conosco poeti
che spostano i fiumi con il pensiero,
e naviganti infiniti
che sanno parlare con il cielo.
Chiudi gli occhi, ragazzo,
e credi solo a quel che vedi dentro
stringi i pugni, ragazzo,
non lasciargliela vinta neanche un momento
copri l’amore, ragazzo,
ma non nasconderlo sotto il mantello;
a volte passa qualcuno,
a volte c’è qualcuno che deve vederlo.
Sogna, ragazzo, sogna
quando sale il vento nelle vie del cuore,
quando un uomo vive per le sue parole
o non vive più.
Sogna, ragazzo, sogna,
non lasciarlo solo contro questo mondo,
non lasciarlo andare, sogna fino in fondo,
fallo pure tu!
Sogna, ragazzo, sogna
quando cala il vento ma non è finita,
quando muore un uomo per la stessa vita
che sognavi tu.
Sogna, ragazzo, sogna,
non cambiare un verso della tua canzone,
non lasciare un treno fermo alla stazione,
non fermarti tu!
Lasciali dire che al mondo
quelli come te perderanno sempre,
perché hai già vinto, lo giuro,
e non ti possono fare più niente.
Passa ogni tanto la mano
su un viso di donna, passaci le dita;
nessun regno è più grande
di questa piccola cosa che è la vita.
E la vita è così forte
che attraversa i muri senza farsi vedere;
la vita è così vera
che sembra impossibile doverla lasciare;
la vita è così grande
che “quando sarai sul punto di morire,
pianterai un ulivo,
convinto ancora di vederlo fiorire”.
Sogna, ragazzo sogna,
quando lei si volta, quando lei non torna,
quando il solo passo che fermava il cuore
non lo senti più.
Sogna, ragazzo, sogna,
passeranno i giorni, passerà l’amore,
passeran le notti, finirà il dolore,
sarai sempre tu …
Sogna, ragazzo sogna,
piccolo ragazzo nella mia memoria,
tante volte tanti dentro questa storia:
non vi conto più.
Sogna, ragazzo, sogna,
ti ho lasciato un foglio sulla scrivania,
manca solo un verso a quella poesia,
puoi finirla tu.

Di te:

Il falso e l’incerto sorriso nelle mattine fredde alluvionali, quando ti alzavi e bevevi caffè bollente prima della nebbia, quando ci incontravamo nei pressi di un miraggio: un palazzo alto come il risveglio, chiaro immenso risveglio a sfilare sottile tra i tuoi denti di bimba e l’ingenua, semplice frangia dei tuoi capelli a tratti, nella gente d’ufficio, tremanti per un breve ritardo e la paura di un insegnante torva bieca, svegliatasi male per un reumatismo alla spalla.
Questo vorrei portarmi dietro di te, ora che si fa buio ora che non ti posso vedere.
Di tutto il resto ho sognato e hai sognato, non sono stato e non sei stata.
Cosa darei, cosa darei per rivederti così: cosa darei, cosa darei per ritrovarti ancora lì… cosa darei, cosa darei, cosa darei…

101 Responses to I colori del buio

  1. Salve Proffff! Non vedo l’ora di poter acquistare questo nuovo Suo lavoro. anzi capolavoro indescrivibile. sono venuta al suo concerto di ravenna alla festa del PD, mi sono emozionata tantissimo. Un bacio proff!!!

  2. Oh Roby, ci regali un tuo concerto in Ticino, quest’anno? Sarebbe una bella strenna natalizia. Ciao, manuela

  3. ti stimo tantissimo!! manca poco al 29!!!!!!!!!!!!!!!ps vieni in toscana!!!!!!!!!!!!

  4. ciao prof sono massimo operaio idraulico,i miei studi si sono fermati alla terza media,non ero bravo a scuola,ma ho sempre cercato di migliorarmi.Tu mi hai insegnato attraverso le tue canzoni a farmi conoscere e ad apprezzare i personaggi della letteratura,della storia ecc.Ho avuto la fortuna e il piacere di conoscerti a frascati vicino roma,in una trattoria prima del concerto,dove mi hai fatto un regalo che conservo come una reliquia.Ti elogio davanti a tutti quando racconto questo fatto e dico sempre che vecchioni ha fatto un regalo grandissimo a un operaio e per me questo è importante.Era il 90-91 non ricordo bene.sono un tuo fan vecchionidipendente.Ciao e buon lavoro. ai concerti non manco mai. in questo periodo politico “la rabbia mi mantiene calmo”

  5. finalmente una buona notizia in questo periodaccio di crisi!
    ogni album di roberto è un sospiro di sollievo, una ventata di energia, un soffio di speranza. Domani per prima cosa andrò a comprare il disco, Roberto sei un grande!
    vorrei lo sapessi…TU SEI IL MIGLIORE!
    TI VOGLIO BENE

  6. C’è un cielo meraviglioso, terso, illuminato da tante stelle… questi sono colori nel buio …

    Quelli del buio per me sono altri, li conosco bene ma, nonostante questo, resto fedele alla mia serenità.

    Grazie professore per ciò che, attraverso ogni suo brano, regala ad ognuno di noi.

    Buona notte.

  7. Da decenni sentendo le tue canzoni tocco con mano l’amore riesco a vedere il sentimento come se ne vedessi il colore. Resta sempre come sei, ti voglio bene.

  8. Eccomi qua; come al solito mi ritrovo, dopo aver comprato il tuo nuovo cd, ad ascoltarlo e ad emozionarmi sempre di più ogni volta, perchè è così da circa 21 anni, da quando, poco più che bambina, mi sono svegliata al suono di “Canzone per Laura”.
    Da allora mi sono innamorata delle emozione che mi hai fatto provare delle tue parole e piano piano ho imparato vivere, a crescere ed a sognare.
    “Un lungo addio” mi ha lasciata completamente senza parole; guardo mia figlia nel box, è seduta, barcolla cade tra i giochi… sembra impossibile ma anche lei un giorno andrà per la sua strada, come ho fatto io, come fanno tutti. Sembra impossibile… solo ora mi rendo conto di quanto ho fatto soffrire mia madre spiegandole che un figlio messo al mondo non è proprietà privata… solo ora mi rendo conto di avere paura che, domani (perchè il tempo passa in fretta, troppo in fretta),lei arrivi col sorriso dei suoi vent’anni e faccia lo stesso con me.
    Caro Roberto come al solito hai fatto centro. E’ una raccolta stupenda.
    Grazie

    Alessia.

  9. Scrivo da USA. Sono ammiratore di Vecchioni. La canzone Sogna ragazzo sogna e la più bella canzone mai scritta, e il mio “inno nazionale”

    Personalmente ho passato tempo da barbone a Bologna in Italia, adesso sono professore di matematica in una università americana e ho un dottorato in matematica dall’Università di Pisa. In 2013 divento anche ingegnere aerospaziale. Tanto per.

    Vecchioni è il mio mito. Io se vedo la roba buona la riconosco subito. Il Professore e fuori classe. Parole sentite.

    Tante belle cose, altri 1000 anni a Roberto (dalla mia bocca all’orecchio di Dio)
    Ilia Toli, PhD
    Valencia College

  10. Ho sempre ascoltato le tue emozioni, in parole e musica, ho il diploma di terza media ma ascoltando sempre le tue poesie in musica è come se fossi laureato . Mi sono permesso di scrivere sulla lapide della mia povera mamma “e più ne perdi e più ne hai, e più ne incontri e più ne dai, l’amore non finisce mai. Perché ha sempre aiutato tutti, pensa che faceva la domestica ad un prete pur essendo comunista ma di quelli veri. Nella raccolta manca “addio alle armi” perché? Cerca ancora per tanto a far sentir dentro tutto il vuoto che c’è fuori. Ciao Roberto.
    Tiziano Galfini (Mozzanica BG)

  11. grazie per le emozioni travolgenti che incatenano il mio cuore alla parole della tua meravigliosa poesia ogni volta che ascolto le tue canzoni.e bello che esista ancora la poesia che non parla con le parole ma con i sentimenti e le emozioni. grazie

  12. Carissimo Roberto, il 10 dicembre sarai ospite alla trasmissione di Fazio, “Che tempo che fa’”…
    Dirai due o tre parole sui Partigiani… che ho visto nelle bellissime foto sul bellissimo libretto che accompagna il tuo “i colori del buio” Presumo che anche per te la memoria sia MOLTO importante.!!!
    Grazie, un caro e sincero saluto.

  13. Studio 2 Rtsi Lugano, sei stato grande! In pochi riuscivamo a formulare una qualsiasi frase sensata dopo la tua prestazione così da gallina: la pelle chiaramente! Grazie ancora e non smettere mai. Piolo

  14. “I colori del buio” è una canzons bellissima. Bravo Roberto sei un grande artista

  15. Grazie per le emozioni che mi hai dato in questi anni. Ora sono nonna ma quando ti ascolto come stasera da Fazio ritorno la ragazza che passava ore ad ascoltarti. Mia figlia dice che e’ cresciuta a biberon e Vecchioni!Un abbraccio Barbara

  16. Lei forse e’ il vero ed unico autore di canzoni meritevoli di essere ascoltate. Il resto e’ tutto un grido, che copia quello americano. Io vivo a Houston, Texas e mi piacerebbe comprare qualche Suo disco ma vedo che e’ alquanto difficile farlo tramite il Suo sito. Aspettero’ quando verro’ in Italia. Cordiali saluti.

  17. Una canzone bellissima e ricca di sentimenti veri…come non riconoscersi in questo testo che mi ha pure strappato una lacrima…Grazie proff per questo capolavoro…

  18. Bravo Roberto! Ancora una volta mi hai emozionato e coinvolto! Il testo de” I colori del buio” è profondo, importante e semplice nello stesso tempo perchè i ricordi di cui canti, penso, possano appartenere a tutti noi,chi più, chi meno.

  19. Ricordo con piacere e tanta nostalgia i testi di “non devo andare in via Ferrante Aporti”,”archeologia” e di tutte le canzoni di quel periodo che hanno segnato la mia adolescenza e mi hanno anche aiutata a diventare quel che sono oggi. Grazie.

  20. Quando sento i brividi ascoltando le tue canzoni……allora capisco cosa significa emozionarsi e il perchè per me sei un poeta!
    Grazie per quello che mi fai provare!
    Roberto sei veramente GRANDE!

  21. sai trasmettere entusiasmo a chi ascolta le tue canzoni,le tue storie danno speranza in una società in cui di speranza ce nè poca

  22. Caro Roberto, che aria pulita ho respirato il 10 dicembre da Fazio. Grazie per essere tornato così presente, ne avevo e ne avevamo bisogno. Bellissimo il pezzo con Mina, l’arrangiamente è proprio bello. Ma quando ho chiuso gli occhi per vedere i colori del buio non solo ho visto i tuoi ma ho incontrato anche i miei. Che emozione e commozione. Grazie Grazie e ancora Grazie. Ti abbraccio.

  23. Carissimo Roberto ho ascoltato con piacere le tue parole sul Forum delle culture di Napoli 2013, non mollare sono sicuro che riuscirai nel tuo intento di portare la cultura italiana e partenopea nel mondo. L’Italia sana è con te, Viva la Cultura, Viva L’Italia!!!!
    Un caro e sincero saluto

  24. Confesso che da tempo avevo voglia di ritrovare i miei colori, il mio buio, la mia profondita.Mi sono talmente corazzata da non riuscire piu’ a piangere e come ben saprai, perdendo in parte la bellezza della mia parte piu’ intima, dolorosa ma affascinante, ebbene poco fa riguardandomi Fazio come di consueto, ho avuto modo di ascoltare la tua canzone, i colori del buio.Eccomi in un pianto dolcissimo ,liberatorio e salutare,Grazie Roberto di esistere.

  25. UNA AMMIRATRICE ITALIANA DAL BRASILE ,
    PER LA SUA GENUINITÁ PER LA SUA PERSONALITÁ ,
    PER L´UMANITÁ SAPENDO TRASMETTERE IN UN MODO COSI SINCERO E VERO.
    GRAZIE PER TUTTI I SUOI MOMENTI DI CREAZIONI, DONANDOCI COSI TANTO.
    HO APPREZZATO SPECIALMENTE (CHIAMAMI ANCORA AMORE)
    UNA NECESSITÁ PREMENTE IN QUESTO MOMENTO SULLA TERRA.
    ABBIAMO BISOGNO DI TANTO AMORE.
    GRAZIE ANCORA
    @NN@ B@R@LDI HOLST

  26. Una parte della mia vita sei tu, Roberto, sono contento di vivere anche perché tu esisti .
    Massimo

  27. che dire se non un’ovvietà…solo tu sai regalare quelle emozioni speciali…le tue canzoni mi fanno compagnia da tanto tempo, mi aiutano nei momenti difficili…sono solo parole, certo, ma spesso fanno bene al cuore…ricordo un concerto nel mio paese, una festa dell’unità,più di 20 anni fa ed io ne avevo solo 15…da allora non mi hai lasciato più…grazie prof.

  28. L’ho vista nella trasmissione con Fabio Fazio.
    Ascoltando la sua canzone ho sentito che le parole venivano dal profondo del cuore. La gioia che metteva nel cantarla si percepiva nel suo viso.
    Dio non la chiama a salvare gli uomini perchè Dio lascia l’uomo libero. Si lasci avvolgere dall’amore di Dio e vedrà che sta già rispondendo con un si. Gloria

  29. Caro Vecchioni,
    non smetto di ascoltare il suo duetto con la grande Mina.
    MI RACCOMANDO; SCRIVI VECCHIONI, SCRIVI CANZONI…

  30. Non sopporto tanto i Prof. che cantano, ma per Vecchioni,
    ho sempre chiuso un occhio e sono contento di averlo fatto.
    Caro Vecchioni avrei desiderato avere un Prof.di lettere com lei
    al liceo. Quando ascolto la sua voce e le sue parole a volte mi vengono i brividi, ricordo quando andava ospite da Costanzo riusciva sempre a commuovermi. Viviamo momenti difficili e solo uomini come lei possono darci la forza di andare avanti e sperare in un futuro migliore…e come canta la grande Mina nel suo capolavoro Luci a San Siro…”Scrivi Vecchioni, scrivi canzoni”…per favore non smetta mai.

    con affetto le auguro un sereno natale, paolo.

  31. Che emozione fare ascoltare la tua voce alla mia bimba di 5 mesi e scoprire nei suoi occhi il sorriso sereno. Spero che impari ad apprezzare la bellezza dei sentimenti e l’importanza delle persone. E credo che le tue canzoni possano esserle di insegnamento. Un abbraccio :-)

  32. Ciao Roberto! E’ tanto che volevo scriverti. Le tue canzoni accompagnano la mia giornata. Sono andata a riprendere i cd passati oltre a quelli di quest’anno. in molte canzoni ritrovo le parole che mio marito mi diceva prima di volare in cielo. Dopo aver letto la tua intervista sulla rivista di OK SALUTE ho capito perchè le tue canzoni le sento “mie”; certe situazioni devono essere vissute per riuscire ad esprimerle fino in fondo. Non è che hai voglia di fare una canzone (poesia!) sulla donazione di organi? Mio marito ne aveva ricevuto uno: il cuore. E con il cuore auguro un natale sereno a te e a tutta la tua famiglia. Ripassa da Treviso, ti aspetto bruna

  33. Sempre fantastico , per dirla come Francesco, ” un burattinaio di parole..” L’unica cosa che mi rammarica è che non venga tenuta in considerazione nelle varie raccolte la canzone “Ippopotami”, più la ascolto e più mi rendo conto della perfezione e dello stile di quel pezzo! Ritorna presto al teatro romano se passi da Vr e mettila in scaletta, chiacchere a parte Grazie davvero di tutto, di tutte le volte che mi hai fatto piangere e sorridere di gioia ogni volta che ho ascoltato le tue parole!

  34. Roberto ogni volta che vedo qualche tua intervista e ascolto una tua canzone, l’emozione, l’amore, i veri sentimenti si percepiscono in modo palpabile sei una persona incredibile. Grazie

  35. – padre urlo al vento , mentre con Dio ci parlo sottovoce , ripeto sempre lo stesso lamento ” non voglio diventare una croce” – madre non importa quale futuro ci sarà nel futuro , se coi fucili difendiamo le porte avremo il cuore più duro ……..fantastico .

  36. Ciao Roberto, sono un tuo vecchio ammiratore di 72 anni (ho tutti i tuoi dischi,) ricordo ancora il tuo concerto al Teatro Ristori di Verona di molti (tanti Anni ???) del tuo concerto nel prato dello stadio di Verona, alla festa dell’Unità, del tuo concerto di Levico di qualche anno adietro ( arrivavo da Verona solo per il tuo concerto )
    Ti chiedo quando ritornerai a Verona ??? , spero presto.
    Grazie della bella canzone “Un lungo Addio”Sono di Daria le parole Tanto bene non c’è l’olco, bacio mamma tata bosco ???

    PS. a proposito il teatro Ristori è stato rimesso a nuovo dopo 30 anni.

  37. “Icolori del buio”,il regalo più bello che “babbo natale”mi ha fatto quest’anno.Grazie Roberto:riempi di melodia e poesia le mie giornate.
    Con infinita stima,Alessandra.

  38. “Icolori del buio”,il regalo più bello trovato quet’anno sotto l’albero.
    Grazie Roberto:riempi le mie girnate di melodia e poesia.
    Con infinita stima Alessandra.

  39. Poesia.
    Non solo musica,la tua…
    Poesia che permette di credere che è possibile vivere per scrivere, tanto quanto è vero che scrivere aiuta a vivere…!
    Grazie.
    Tamara

  40. da una Napoletana che vive a Rimini…a quando un concerto da queste parti? ciao

  41. Ciao Roberto, ti seguo ed ascolto le tue canzoni dai tuoi primi LP.
    Vorrei solo chiederti una cosa, ma senza nessuna nota polemica: nella canzone “Figlia” ad un certo punto scrivi “…e se arrivo vuol dire che a qualcuno può servire, e questo, se lo dovessi mai fare, tu questo non me lo perdonare”. Va bene, ma dopo la vittoria di San Remo come la mettiamo?

  42. Prima cosa piccola correzione del verso ” e questo lo dovessi mai fare” (senza il “se”).
    Roberto ha vinto Sanremo “a furor di popolo” e ha vinto anche il premio della critica. Questa situazione non mi sembra proprio quella descritta nella canzone.
    Era il momento storico giusto: la gente aveva deciso che “quella maledetta notte ” doveva finire e ha adottato la sua canzone, l’ha amata subito, anche perchè arrivava dritta al cuore.
    Con questa vittoria non ha dovuto “accettare” niente… è stata la cosa più bella del 2011, e per me anche della storia del festival.
    olga

  43. Ho guardato il festival 2011 dopo anni che non lo vedevo più….l’ho seguito tutto….per Vecchioni soprattutto (e per un altro paio di artisti),ero certo della sua vittoria;stra-contento quando ha vinto,contento per lui,per me e per tutti quelli che lo seguono da sempre,ha ridato “colore” al festival…energia…speranza e(perchè no)saggezza!!I COLORI DEL BUIO,l’ho preso appena uscito,ho apprezzato profondamente i due inediti e il duetto con Mina nel suo cavallo di battaglia LUCI A SAN SIRO;ma per mio “affetto” personale ho apprezzato il ripescaggio di CARNIVAL,brano al quale sono legatissimo,fa parte della mia infanzia…della mia vita!!

  44. Seguire l’onda del mio cuore e’ stato facile sentendo ancora bambina le tue parole,musica sentire ogni anno un tuo concerto per sentirmi ancora sorridere ,piangere… vita. sei un po’come un amore sempre dentro..!Ma l’emozione e’ stata grande quando mia figlia nella sua tesi”il mito di Orfeo ed Eurdice tra letteratura e musica”. a dedicato una parte a te.., a me..
    be’ allora qualcosa ho passato a furia di ascoltarti. CIAO Franca e Valentina.

  45. Bellissime sia i colori del buio che un lungo addio, per non parlare di tutti gli altri ripescaggi. Nonostante l’età con le tue canzoni riesco ancora ad emozionarmi come un’adolescente al primo amore.
    Nadia

  46. Viva iTunes! Devo ammetere che una nuova collection del Prof non l’avrei presa, non ce la facevo. Un po’ troppe in giro. Ma come fare con i pezzi inediti?! Viva iTunes… Bellissimi! Luci a San Siro, sempre meravigliosa.

  47. caro Roberto è dal 1978 che ascolto le tue canzoni…tutte straordinarie, pensa che al mio matrimonio nel 1989 ho fatto suonare alcune delle tue canzoni ed è uno dei ricordi più belli.. ogni volta che c’è un tuo manifesto appeso nella mia città io lo stacco e lo appendo in casa, so che queste cose dovrei smettere di farle perchè ormai ho quasi 50 anni però non riesco a trattenermi… comunque tutte le tue canzoni sono straordinarie (e io le conosco tutte!) ma I COLORI DEL BUIO è veramente BELLISSIMA, non smetto mai di ascoltarla, complimenti anche a Daria PERCHè testo di UN lungo addio è DI UNA POESIA E DI UNA VERITà ASSOLUTA! BRAVISSSIMI
    se vieni dalle parti di RAVENNA vieni e trovare i miei alunni? conoscono le tue canzoni e sono tutti interisti!

  48. Caro Prof. dopo aver letto tutti questi elogi e ammirazione mi resta poco da dire, guardo la neve dalla finestra che da giorni scende coppiosa e la Sua musica nell’aria mi fà sognare e sperare (dico forse una banalità) in un periodo senza troppo odio e di tutti contro tutti.
    E ricordando il grande Signor G. ma cos’è la destra, cos’è la sinistra!
    mi auguro anche attraverso Lei di non sentire più tutto l’odio per un avversario politìco, ma che dico avversario! solo nemico! Solo così questa lunga notte potrà finire. Grazie per tutta la bella musica che ci ha regalato, un abbraccio sincero,

  49. i colori del buio , un tuffo AL CUORE

    ROBERTO SEI UN POETA , GRAZIE DI CUORE ,

    ASCOLTATA IN STAZIONE SI DIFFONDEVA POESIA INTORNO…

    OVUNQUE MIRACOLI DEL QUOTIIDIANO DOVE NON TE LO ASPETTI…

  50. Ciao Prof., ho letto quanto hai pubblicato ieri “in mia moglie vedo tutte le donne…” e mi ha lasciato senza parole. L’ho letto e riletto centinaia di volte e mi ci ritrovo. Solo una persona con la tua sensibilità poteva raccontare in poche righe un sentimento così. Vivo nel Salento, terra che apprezzi e che ti apprezza e spero di rivederti presto. P.s. Il tuo ultimo lavoro, regalato a mio figlio, 12 anni, è diventato un “must” anche tra i suoi amici. Si possono educare le nuove generazioni alla Buona MUSICA! Un abbraccio.

  51. Prof. Ho 52 anni, ti ascolto da quando ne avevo 14; mia figlia ha 11anni e il suo nome è Irene. Serve dire altro? Un abbraccio

  52. ciao,sono irene ho nove anni ti ascolto sempre con mia mamma e il 27 aprile saro’ al tuo concerto a genova ….inutile dirti che mi piacerebbe che tu cantassi Irene.suono il violino e un giorno vorrei suonare con te.saluti e molti baci!

  53. Ciao a tutti,

    qualcuno potrebbe gentilmente darmi un’idea della scaletta seguita dal Professore per questo tour? Con una discografia come la sua non voglio arrivare impreparato al concerto del 12 maggio a Roma :)

    Grazie in anticipo!

    • Per saperlo devi aspettare il concerto di Imola….e poi non è più bella la sorpresa ?
      (staff Vecchioni)

  54. Ciao Roberto! Sono una tua piccola fan di 9 anni (quasi 10). Il mio papà e la mia mamma mi fanno sentire esclusivamente le tue canzoni e mi sono appassionata tantissimo ma la canzone migliore che hai scritto è “un lungo addio” la so a memoria e ogni volta che devo andare in macchina chiedo a papà se mi mette quella canzone e non mi annoio mai ma non voglio sottovalutare le altre perché sono stupende anche loro come “Luci a San Siro” “Chiamami Ancora Amore”….
    Sarebbe stupendo avere un tuo autografo quando farai il concerto a Bologna ma mi accontenterò di guardarti perché ci sarà un sacco di gente!
    Ciao!

  55. Ciao Roberto! Mi chiamo Chiara e sono una tua grande (grande per modo di dire) fan di 9 anni. I miei genitori è da quando sono nata che mi fanno ascoltare le tue canzoni e mi sono appassionata tantissimo perché tu sei molto più bravo di Jovanotti, Mannoia, Morandi… (senza offendere nessuno) Non vedo l’ora che tu venga a fare il concerto a Bologna. Toccherei il cielo con un dito se potessi avere quel giorno un tuo autografo ma so che sarà impossibile perché ci sarà non so quanta gente che vorrà sentirti e vederti come me ma mi accontenterò di vederti! :) Sul palco puoi dire:”Ciao Chiara!” o qual cosa del genere? (anche se sarebbe meglio un autografo)!!
    Mi puoi dare il tuo indirizzo?
    Grazie e sappi che sei e sarai x sempre il migliore!

  56. Dal 1982 la seguo sono di firenze mi ha fatto piacere esserci quando e’stato insignito di una onorificenza a firenze mi pare due anni fa ra sto viaggiando in sicilia e penso a Lettera da Marsala caro prof quanto gioia e quanta malinconia nella vita….Il prosimo 11 maggio ci saro’ scusi gli errori di scrittura non sono molto bravo con il tablet ciao prof grazie di tutto

  57. Ti ho rivisto a Bergamo. A cinquant’anni riesco ancora ad emozionarmi con le tue poesie in musica …per fortuna!

  58. Salve professore,
    oggi per me è un giorno particolare un anno fa la mia mamma mi ha lasciato.
    Sono cresciuta con le sue canzoni ed ho imparato molto.
    L’ho conosciuta ad un concerto a Padova, dopo il concerto mi spacciai per sua nipote, allora ero giovane, solo per poter far incontrare alla mia “milady”il professore, non si ricorderà ma ci sono riuscita.
    Una canzone preferita,non c’è ce ne sono molte perché tutte ricordano una parte bella o brutta della mia vita.
    Mia madre non le avrebbe mai scritto lei le piaceva molto come persona, mi raccontava tutto di lei, era proprio una fan accanita.
    Grazie professor Vecchioni di avermi dato la possibilità di ricordare la mia mamma in questa parte di mondo dedicato a lei e tutte le persone che le vogliono bene.
    Lei si chiamava Carla, Carlotta per gli amici.
    MAMMA TI VOGLIO BENE!

  59. Ho assistito al concerto di Imola Meraviglioso!!!!! Posseggo l’intera discografia DI vecchioni ma non ho mai avuto la versione italiana di Vincent,esiste?Se si dove la trovo.Non ho Comprato ancora tutti i colori del buio é forse lì??

    • Vincent è uscita come inedito della raccolta “Canzoni e Cicogne ” del 2000 ed è stata riproposta in chiave jazz nel 2005 nel cd “Il contastorie”.
      Il titolo dell’ultimo cd è “I colori del buio”. Comunque nella sezione Discografia di questo sito puoi vedere tutti i cd con le relative canzoni.
      un saluto
      (Staff Vecchioni)

  60. Ieri sera mitico concerto al carlo felice di genova,grazie a te ci si sente ancora vivi ancora uomini e donne capaci di amare il prossimo ,grazie per lo spiraglio aperto che lasci per un mondo che puo’ e deve cambiare,grazie per il sorriso che hai rivolto alla mia piccola Irene che fino alla fine ha cantato le tue canzoni.sei unicooooooooo!!!!

  61. caro prof. roberto sei la colonna sonora della mia adolescenza e maturità.Durante la mia leva in quel di pn nel lontano 80 ho assistito ad un tuo concerto( a proposito al violino c’era lucio o mauro pagani?)avrei voluto farmi autografare il biglietto l’anno scorso alla rassegna Caffeina in vt ma sei fuggito all’ultimo istante.Sei un grande e domani maltempo permettendo potrò rivederti a Castiglione, se poi eseguirai anche “lo stregone e il giocatore” ne sarei ultrafelice.un saluto

  62. dopo una intera adolescenza passata a (non) sentire le tue canzoni provvenienti dal giradischi di mia madre ecco che giunto ai quaranta con una bella compagna e un bellissimo bimbo ascolto per la prima volta le tue canzoni, la tua musica, i tuio messaggi le tue/nostre emozioni….accidenti non potevo risolvere i mie problemi edipici materni un po’ prima … :)

  63. Una delle canzoni che giudico bellissima non c’è in questa raccolta ed è Vedrai. Peccato…. La vedevo bene nel contesto della raccolta a sottolineare un periodo.

  64. …sono innamorata di te da quando avevo 15-16 anni….ora ho superato i 50… Ma innamorata veramente…artisticamente e non…..

  65. salve, vorrei far avere una cosa al Professore, sto facendo una tesina collegando le materie attraverso citazioni dalle sue canzoni, volevo fargliela avere come omaggio da una sua giovane fan alla quale ha regalato sorrisi indimenticabili soprattutto con questo tour a Firenze ( sono partita dalla sicilia per andarlo a vedere!!!)
    come posso fare?
    saluti al GRANDE PROF!!

    • Ti mando una mail in privato con le informazioni
      In bocca al lupo per gli esami!
      (staff Vecchioni)

  66. potreste indicarmi delle canzoni che parlano di scrittori o artisti o personaggi famosi inglesi ?
    altre che fanno accenni a filosofi?
    grazie

  67. grazie professore!
    a torino grandi emozioni… tre ore di poesia.
    le tue parole volano nell’aria come le bandierine di preghiera tibetane e si spingono in là, più in là ancora…
    un abbraccio che sembrano due!

  68. ho avuto la fortuna di assistere dopo vari anni ad un tuo concerto, e come si dice ho preso due piccioni con una fava….vecchioni al san carlo di napoli, ditemi voi se non e’ il massimo.mi sono particolarmente emozionato quando hai specificato per l’ennesima volta che tuo padre e’ di San Giorgio a Cremano, essendo uno dei pochi sangiorgesi,il resto sono tutti napoletani come mia moglie.volevo cogliere l’occasione per farti sapere che sarei onorato, eventualmente vorresti visitare i luoghi di tuo padre, farti da accompagnatore e offrirti un caffe’ da buon napoletano sangiorgese……grazie x le tue poesie, io non le chiamo canzoni. saluti pucci francesco. ti aspetto.

  69. Il 25 maggio ero al Palarotary di Mezzocorona,grande emozione, passano, gli anni passano ma con le tue canzoni non si invecchia … il 2 giugno si è sposata una delle nostre figlie, il padre ha ammesso di condividere in pieno i tuoi sentimenti, quelli spiegati al pubblico ( inammisibili perchè “è tanto un bravo ragazzo”)e quelli dolcissimi di “Un lungo addio” Io, da copione, ho solo pianto … Grazie, perchè ascoltandoti mi commuovo anche a 60 anni,le tue poesie mi coinvolgono e sono ancora innamorata di te come 40 anni fa. Grazie, perchè dopo il tuo concerto abbiamo fatto l’amore. Grazie perchè mi fai sentire ancora la ragazza che sono stata

  70. ! colori del buio, del nostro buio, fanno toccare con mano che, contro ogni tetro fantasma, il bene è eterno. La nostra voce, ora più flebile, ora più vigorosa, non può tacere! Chi è nell’alto dei cieli è nel profondo del nostro cuore, ci ama, ci consola, ci dà vigore. Grazie ancora, collega!

  71. Caro Roberto, ti scrivo da Koper-Capodistria (Slovenia). Grazie di cuore per la la tua presenza e grandissima esibizione due sere fa a Capodistria a Folkest. Come vedi i tuoi grandissimi ammiratori siamo molti anche fuori dall Italia.

  72. L’emozione di un concerto di Roberto vecchioni non è roba da poco, se a questo si aggiunge che giorno 21 mi accompagnerà mio figlio dall’emozione sento scoppiare il cuore. Qualche anno fa ascoltando i miei cd Francesco scoprì che a mamma piaceva un cantautore speciale e da allora abbiamo sempre sperato in un “incontro” dal vivo: finalmente il nostro sogno sta per avverarsi!

  73. Grazie Roberto ogni concerto con te è meraviglioso! l’8 meggio allo smeraldo a Milano sei stato magnificooo! continua a regalarci queste incredibili emozioni!

  74. “I colori del buio” mi offre spesso, con le sue numerose e stupende canzoni, spunti di riflessione, di conforto, di condivisione. Quanta ricchezza, forza, umanità, speranza! Non mi stanco di ascoltare. E’ immersione nell’uomo e nel mistero. Un grande dono per chi vuol capire! Ascolto molto volentieri e con simpatia anche “Mi porterò”. Grazie!

    • Purtroppo il concerto del 30 settembre é stato annullato, e anche quello del 1o ottobre.
      Saluti
      (Staff Vecchioni)

  75. Grazie di tutto Roberto..lo sai che sul libro di letteratura sta citata la tua canzone A.R???? In relazione al pessimismo vitalistico di Verga e quindi ai Vinti..in quanto Arthur viene considerato un vinto..cosa ne pensi a riguardo?????

  76. ti ringrazio in anticipo per la risposta, che mi sarà molto utile, dato che ho intenzione di inserire e collegare la canzone con la tesina nell esame di stato… e per favore mi potresti suggerire con cosa collegarla in storia??? perchè voglio che tutto giri attorno alla canzone… aspetterò con ansia la tua risposta…grazie ancora..

  77. Anch’io, ho avuto l’emozione di partecipare ad alcuni tuoi concerti, il 1° avevo 20 anni, mi è rimasto dentro, l’ultimo 50, il più bello. Vorrei rivederti a MN. GRAZIE “libraio di Selinunte” Mi hai ispirato e fatto amare la scrittura. Piango commuovendomi, ad ogni tua bella canzone. Lunaspina

  78. I COLORI DEL NOSTRO BUIO NELL’ERA DEL BERLUSCONISMO!!!!Dopo la Caporetto delle politiche dove in tanti pensavano di avere la vittoria in tasca, i miei presentimenti erano sempre più bui,mai dire gatto se non ce l’hai nel sacco.Se il Pd manifesta buon senso, disponibilità e umiltà, può governare bene con 5 stelle,per fare quelle leggi che metterebbero in crisi Berlusconi, conflitto di interesse e riforma elettorale etc etc. Sono fiducioso per la Regione Lombardia,alleanze ed elezioni differenti rispetto alle politiche,possiamo vincere e confido molto nel voto disgiunto dei montiani che sostengono Albertini e del movimento 5 stelle,la maggior parte di loro hanno belle idee di sinistra, mai il PD anziché inseguire voti dei moderati,farebbe bene a recuperare i voti tradizionali degli operai,di chi fatica e di chi lo ha sempre sostenuto sin dai tempi del vecchio PCI.L’Italia è un Paese di destra,la sinistra vince quando è coesa ed ha programmi seri ed esce dallo pseudo buonismo.Sostenere Monti è stato un suicidio, sostenere un uomo forte delle banche, del grande capitale, ha generato uno stato di polizia, che nelle piazze massacrava gli studenti e gli gli operai che chiedevano dignità per un futuro di garanzie, con lo scopo di fare risorgere per la terza volta Berlusconi, causa e responsabile di tutti i mali di questi ultimi vent’anni. Sono errori che si pagano aspramente,bisogna cimentarsi sul territorio e parlare con un linguaggio di vera sinistra come faceva Berlinguer e tanti di noi che credevano in quegli ideali.:-) altrimenti continueremo sempre a perdere,in uno stato sempre più vicino all’Uganda.Un abbraccio,Aurelio.

  79. caro professoreeeee,
    mi chiamo Alberto, quest’ anno ho la maturità..vorrei chiederle qualche consiglioooo… secondo lei la canzone puo’ contribuire nel creare lo spirito giusto per uscire dalla crisi moderna?? come reagisce lei davanti alla crisi?? come la si puo’ superare?? in cosa bisogna credere?? esistono ancora degli ideali?? All esame vorrei portare il new deal americano , cioè la soluzione alla crisi del 1929 in confronto con le varie proposte e le varie correnti di pensiero, non solo economiche , per il superamento della crisi moderna. La ringrazio in anticipo… Sono anni che ascolto le sue canzoni e citare lei ed il suo pensiero nel mio esame di stato mi farebbe un immenso piacere 😀

  80. Di gran lunga il mio CD preferito, un tutto centrifugato in pochi bit.
    Pubblico qui una mia piccola rielaborazione del testo di “un lungo addio”, che vorrebbe umilmente essere la risposta di un giovane cognato pensando al proprio suocero, ribaltando la situazione della bellissima canzone. Sarebbe emozionantissimo per me che lei la citasse al concerto di Milano del prossimo novembre, mi basterebbe sapere che lei la possa leggere. Un giovane pseudo-scrittore.
    “In fondo lo sapevo già, dal primo istante che l’ho vista, dalla felicita, perche la vita è un grande artista.. Scoprirai un sorriso, un piccolo sorriso al giorno, strappali dicevo, che prima o poi verra il giorno.. Lo sapevo Gia dal cuore in gola, quel suo grande si, più che una parola, a volare in sogno dentro al vento con la mia paura il cielo è spento, alba dell’amore, un si che non ha più tramonto ma è un tramonto all’alba, di quella vita che io voglio.. Ce l’ho avuta sempre addosso la sua vita io, questo incontrarla un giorno, e non lasciarla mai.. Ed il mio anello a tintinnare come un diavolo tra quei due angeli che siamo noi per lei.. Imiteremo proprio voi, come due bimbi, noi due per sempre.. Quanto può restare, la sua voce in questa stanza, mai nessun dolore, perche lei sempre ti ripensa.. Lei è la mela che più mi assomiglia, il mio alter ego in questa vita, la sorella mia in ogni doglia, e quel che è mio suo se ne ha voglia, e lo so da quando, mia madre mi ha tenuto in mano, che non sapevo niente, noi due mano nella mano.. Ce l’ho avuta sempre addosso la sua vita io, questo incontrarla un giorno, e non lasciarla mai! mai.. Ed il mio anello a tintinnare come un diavolo tra quei due angeli che siamo noi per lei.. E piangerò perche in quel giorno devo ridere, e non vorrai guardare quel primo bacio a lei, su là, ci sarà un mare di confetti sopra il tavolo, e quella nuova vita mia dentro di me però io lo sapevo che non avresti voluto tu quel giorno darmela..”

  81. Professore!!! Si scrive aquiloni, non “acquiloni”. Hahaha..un abbraccio Roberto.

    • Ovviamente non l’ha scritto Lui, ma non riesco a trovare dove sia scritto come dici tu, se ce lo segnali lo correggiamo :-)
      Grazie
      Staff Vecchioni

  82. ciao a tutti.
    sapete dirmi quali sono i brani che non si trovano sugli Lp o cd, ma solo sui 45 giri? mi pare di aver capito che c’è Hotel degli Assassini, e poi?

    Grazie

    • La “Pioggia,il parco”, che è introvabile.
      Poi ci sono i 4 inediti che erano allegati al libro (però quello è un ce) ” Voci a San Siro”:
      “Addio alle armi”
      “Waterloo”
      “Quello che non sai”
      “Camion”
      StaffVecchioni

  83. I colori del buio. i ricordi diventano una canzone che illumina e riempie di poesia il cuore di chi ascolta il grande Vecchioni cantare . Anna Venturi

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