coverVecchioni

Io non appartengo più

Anno:

2013

Uscita disco:

8 ottobre 2013

Autore:

Roberto Vecchioni

Casa discografica:

Universal

Scaletta:

1Esodo
2Le mie donne
3Il miracolo segreto
4Sei nel mio cuore
5Sui ricordi
6Ho conosciuto il dolore
7Stelle
8Così si va
9Wislawa szymborska
10Due madri
11Come fai?
12Io non appartengo più
13Così si va (Demo Version)


Compra il cd

Esodo:

Alto, inviolabile, in faccia al pubblico,
nel vento che sa di fiori e zagare,
sopra i coturni che lo fan vecchio,
stanco, invincibile

Nel frastagliato di luce e bosco,
lasciando indietro l’ombra di Antigone,
che morirà di non aver saputo
mentire al cuore

Accecato dalla luce di Dio
che viene a prenderlo,
saluta Edipo sorridente all’inganno della terra,
alla fatica del mare;
e chi l’ha visto sa che una voce dal cielo,
forse dentro di lui lo chiamava:

Cosa aspetti Edipo,
cosa aspetti a muoverti,
che cosa aspetti a venire?

Cosa aspetti Edipo ,
cosa aspetti a muoverti,
che cosa aspetti a venire?

Perché io non appartengo più
a queste miserie mobili,
a quest’inventario di suppellettili,
al falso mito dell’uomo indomito,
all’effetto domino;

Non appartengo più alle scaramucce
sull’esistenza di Dio, sul governo ideale,
sull’origine del male, sulla felicità virtuale:

Io sono là,
dove è sempre stato l’uomo,
viaggiatore vincente
del suo dolore,
nel teatro dove non recita,
ma vive le parole

Io sono là
e niente mi confonderà,
niente mi perderà:

Perché io sogno là,
sono nelle parole
che non hanno confini,
non hanno età,
nelle parole che
non risolvono il giorno,
ma l’eternità:

Io sono là
nelle parole greche,
dove la fine è il principio,
il silenzio l’insieme di ogni voce.

Cosa aspetti Edipo,
cosa aspetti a muoverti,
che cosa aspetti a venire?

Cosa aspetti Edipo,
cosa aspetti a muoverti,
che cosa aspetti a venire?

Cosa aspetti Edipo,
cosa aspetti a muoverti,
che cosa aspetti a venire?

Cosa aspetti Edipo,
cosa aspetti a muoverti,
che cosa aspetti a venire?

Perché io non appartengo più
ai soliloqui dei sordi,
non ne posso più di sentire che è tardi,
che siamo immersi nell’eterno castigo
di un pianto antico;

Perché non è così, la decidiamo noi la vita,
tirando i dadi finché non viene il numero
che avevamo pensato, che avevamo chiamato

Tí méllomen choreîn
Tí méllomen choreîn

Tí méllomen choreîn
Tí méllomen choreîn
Tí méllomen choreîn
Tí méllomen choreîn

Cosa aspetti Edipo,
cosa aspetti a muoverti,
che cosa aspetti a venire?

Cosa aspetti Edipo ,
cosa aspetti a muoverti,
che cosa aspetti a venire?
Cosa aspetti Edipo ,
cosa aspetti a muoverti,
che cosa aspetti a venire?

Cosa aspetti Edipo,
cosa aspetti a muoverti,
che cosa aspetti a venire?

*Dall’ “Esodo” dell’”Edipo a Colono” di Sofocle

Le mie donne:

Simone de Beauvoir sorrise
e la notte dal cielo schizzò via,
il suo cuore batte forte
come batte forte la poesia,
e Maria Teresa prese
la sua matita del silenzio,
Rosa Luxemburg gridò
“Per tutti gli uomini nel vento”

Come fiori in un deserto dei miracoli
le mie donne non si piegheranno mai

Da mia madre ho preso il cuore
e non l’ha mai voluto indietro,
le parole, le sue parole
come petali sparsi in un roseto,
dalle figlie ho imparato l’alba
e la solitudine del tramonto,
l’allegria da consumare
fosse pure per un solo momento

La mia donna ha combattuto con le nuvole
dietro l’orizzonte della verità,
senza un tonfo di speranza e con i brividi
di portare in seno quello che sarà;

Dalle donne stanche di arare
in una terra fradicia di sole,
dalle donne in un ospedale
con le mani piene di dolore,
dalle ragazze dentro un urlo
dentro le strade a pugni chiusi,
da una storia senza fine
da un universo di soprusi

Dove lanciano aquiloni dietro i fulmini,
per vedere quanti sogni vengon giù,
e ci insegnano il mestiere d’esser uomini,
cosa che non ricordiamo quasi più

Solo per amore
mai perduto amore,
Solo per amore
mai negato amore,
Solo per amore
mai sprecato amore,
Solo per amore
solo per darci la gioia di vivere

Le mie donne sanno disfare
questo gomitolo di giorni,
questo groviglio di lontananze,
questo confondersi di segni;
portano in seno l’intramontabile
speranza del futuro,
la linea d’ombra che divide
quello che è falso e quel che è vero,
le mie donne non hanno prezzo e non si vendono,
si regalano per molto meno e molto più

Solo per amore
rimandato amore,
Solo per amore
travagliato amore,
Solo per amore
mitragliato amore,
Solo per amore
solo per darci la voglia di vivere

Il miracolo segreto:

Non lo facevo così brutto
questo disgraziato istante,
ma sulla fine della vita
se ne dicono poi tante;
tu c’hai tutti i tuoi diritti
e avrai tutto calcolato,
ma lo dico con rispetto
non mi sento preparato:

Ho lasciato indietro tante, tante cose da finire
e mi basterebbe un anno per poterle ancora dire

Si lo so che con il tempo
non si gioca a rimpiattino,
ma lo fermerai per tutti
tranne per il mio destino:
proprio come nella favola
della bella addormentata
tutti resteranno immobili
e avrò un anno in più di vita

Tutto resterà immutabile come in mezzo ad un respiro,
sotto un sole intramontabile che non sembra manco vero

Si ferma il fiume della storia,
si blocca l’ape in mezzo all’aria,
e la mia goccia di sudore,
l’urlo di chi sta a far l’amore,
si tace il coro nella chiesa,
si inceppa il mitra del ribelle,
dove l’acrobata è sospesa,
dove non brillano le stelle,
si gela il sole e il mondo resta
senza più musica e parole
come alla fine di una festa

Dammi questo miracolo segreto,
solo un anno di tempo
per tornare ancora indietro,
ritrovare le cose che ho lasciato chissà dove,
dammi un anno di tempo per riscrivere parole,

Dammi questo miracolo segreto,
non ti chiedo di continuare
a vivere e ad amare,
non ti chiedo di stringere
chi mi sono visto andare,
ma solamente il tempo
per potere ricordare

Prima che l’ape torni al volo,
prima che scenda il mio sudore,
devo riempirmi la memoria
di ogni dettaglio di colore,
spegnere e accendere le luci
di settant’anni di cammino,
e riprovare tutti i baci
bocca per bocca
ad uno ad uno

Prima che un figlio alzi la testa
e mi saluti come dirmi
che un altro tempo non mi resta,
nè un altro bacio che mi svegli

Dammi questo miracolo segreto,
una pioggia di neve in un giocattolo di vetro,
la più bella canzone che ti nasce dal silenzio,
da saperla noi soli
da saperla noi soltanto

Dammi questo miracolo segreto,
solo un anno di tempo
per tornare ancora indietro,
ritrovare le cose che ho lasciato chissà dove,
dammi un anno di tempo per riscrivere parole

Dammi questo miracolo segreto,
non ti chiedo di continuare
a vivere e ad amare,
non ti chiedo di stringere
chi mi son lasciato indietro,
ma solamente il tempo
per potere ricordare

*Ispirato a “Miracolo segreto” da “Finzioni” di J. L. Borges

Sei nel mio cuore:

Sei la folaga pronta al volo,
l’azzurro inseparabile del cielo,
sei l’ipotesi e la tesi,
sei come un giacimento di sorrisi;

Sei la signora degli anelli,
sei nel teorema di Fermat,
la quarta a destra del Botticelli,
sei nella statua della libertà;

Sei nel mio cuore,
Sei nel mio cuore;

Sei il saluto dalla nave,
il cielo che si sporge dal temporale,
la bambina con la bandierina
quando passa il presidente della Cina;

Sei la Madonna con annessi e connessi,
Lady Godiva dei miei giorni riflessi,
sei la risposta alla risposta non vera
che ognuno è solo nel cuor della sera;

Sei nel mio cuore,
Sei nel mio cuore;

Sei viva dentro l’infinitesimo
ricontato fino al millesimo
ultimo istante d’armonia;
fino al respiro che mi soffoca
al sangue che sbriciola l’anima
sei nella vita mia.

Sei la mia squadra che ha segnato un rigore,
Il dentista che mi salva un molare,
Sei nei capelli di Beethoven,
Nelle trame indecifrabili di Jeffery Deaver;

Sei la tempesta dello Sturm und Drang,
la pistola che non fa mai Bang,
la genialità del vento,
l’addio di Casablanca nel tramonto;

Sei nel mio cuore,
Sei nel mio cuore;

Sei viva dentro l’infinitesimo
raccontato fino al millesimo
ultimo istante d’armonia ;
sei tu il nome di questa musica,
la mia penna che scrive libera
la tristezza e la follia

Sei negli occhi dalla luce nera
così immancabili sul mio cammino,
l’ultima cosa prima della sera,
la prima cosa del mattino

Sei nel mio cuore,
Sei nel mio cuore,

Sei tu il mio cuore,
Sei tu il mio cuore.

Sui ricordi:

Non ricordarmi per i giorni
del sole alto e dei ritorni
da quella specie di trionfi
e l’emozione e gli occhi gonfi:

Non ricordarmi quando ho vinto
e mi spingeva forte il vento
e si fermavano i paesi
un mare di accendini accesi:

Dimentica le mie parole
che han fatto piangere e sognare,
scegliere il falso e il vero verde
e han fatto vincere chi perde

Non ricordarti del mio cuore
quando ne aveva più bisogno,
l’arcobaleno di furore
che ti strozzava in gola un sogno:

Non ricordarmi per l’amore
quando era facile il destino,
quando frenavo un soffio al cuore
con il tuo corpo lì vicino,

E ci chiudeva gli occhi il lume
l’ultimo bacio sul tuo seno,
e ci svegliava stretti assieme
la prima stella del mattino:

Per carità non ricordarmi
come faranno tutti al mondo,
io sono l’ultimo ad amarmi
per cosa scrivo e cosa sento,

Non voglio né celebrazioni
né comitati di memoria,
l’ultima delle mie intenzioni
è di passare anche alla storia

Però ricordami nei giorni
quando nel computo degli anni
ero nell’angolo battuto
simile a un pugile suonato:

Quando da te mi nascondevo
e per non vivere bevevo,
un’armatura da gigante
e dentro un piccolo guerriero

Che non aveva direzione ,
che non vedeva porto o mare,
che non aveva strada o cielo
dove potersi arrampicare:

E tu ricordami com’ero
per i miei sbagli senza scuse,
per la mia infanzia di pensiero,
le mie finestre sempre chiuse:

Butta nel fuoco la poesia,
tutta la musica che è mia,
conserva solo l’altro ieri
i miei biglietti con in fiori:

Ricorda tutte le manie
di quel cialtrone che io sono,
le indecifrabili ironie
che non ho chiesto mai perdono:

Ricorda quando ti ho perduto,
ricorda quando son caduto,
ricorda quando mi hai tenuto
appeso al mondo con un dito

Ricorda la teoria di stelle
su e giù impazzite per la pelle,
quando ero nulla e mi sfioravi,
quando eri tanto e mi sognavi, mi sognavi

Ho conosciuto il dolore:

Ho conosciuto il dolore,
di persona si intende,
e lui mi ha conosciuto
siamo amici da sempre;
io non l’ho mai perduto
lui tanto meno
che anzi si sente come finito
se per un giorno solo
non mi vede o non mi sente

Ho conosciuto il dolore
e mi è sembrato ridicolo
quando gli do di gomito
quando gli dico in faccia:
“ma a chi vuoi far paura ?”

Ho conosciuto il dolore
ed era il figlio malato
la ragazza perduta all’orizzonte
il sogno strozzato
l’indifferenza del mondo
alla fame, alla povertà, alla vita,
il brigante nell’angolo
nascosto, vigliacco, battuto tumore,
Dio che non c’era e giurava di esserci
Ah, se giurava di esserci…e non c’era

Ho conosciuto il dolore
e l’ho preso a colpi di canzoni e parole
per farlo tremare, per farlo impallidire,
per farlo tornare nell’angolo
così pieno di botte
così massacrato, stordito, imballato,
così sputtanato,
che al segnale del gong
saltò fuori dal ring
e non si fece mai più, mai più vedere

Poi l’ho fermato in un bar
che neanche lo conosceva la gente
l’ho fermato per dirgli:
“Con me non puoi niente!”
Ho conosciuto il dolore
e ho avuto pietà di lui,
della sua solitudine,
delle sue dita da ragno,
di essere condannato al suo mestiere,
condannato al suo dolore

L’ho guardato negli occhi
che sono voragini
e strappi di sogni infranti,
respiri interrotti,
ultime stelle di disperati amanti:
“Ti vuoi fermare un momento?”
gli ho chiesto
“Insomma, vuoi smetterla di nasconderti?
Ti vuoi sedere? Per una volta ascoltami
Ascoltami e non fiatare!”

Hai fatto di tutto per disarmarmi la vita
e non sai, non puoi sapere
che mi passi come un ombra sottile, sfiorente
appena, appena toccante e non hai vie d’uscita:
perché nel cuore appreso in questo attendere
anche in un solo attimo
l’emozione di amici che partono, figli che nascono,
sogni che corrono nel mio presente,
io sono vivo e tu mio dolore
non conti un cazzo di niente!

Ti ho conosciuto dolore
in una notte d’inverno
una di quelle notti che assomigliano a un giorno,
ma in mezzo alle stelle invisibili e spente
io sono un uomo
e tu non sei un cazzo di niente

*Un grazie a Eugenio Montale

Stelle:

Il capitano poi partì per chissà dove,
per chi sa cosa evviva Dio chissà perché,
ma il capitano chi lo ferma?
Il capitano chi lo smuove?
Aveva voglia di capirselo da sè

C’era una nebbia che non si vedeva a un metro,
c’era il timone che non rispondeva più,
i marinai come San Pietro
chiedevan di tornare indietro,
ma lui aspettava un segno, un segno da lassù:

Stelle, lontane stelle
miserevoli stelle di questo mondo,
mandatemi una luce per vedere fino in fondo;

Stelle, preziose stelle ,
incantevoli occhi del mistero,
spiegatemi che razza di motivo ha questo mio veliero!

Il capitano era perduto in un miraggio
in mezzo a un mare che non si fermava più,
“Poteva andarci pure peggio”
mentiva in faccia all’equipaggio,
e poi cantava per il ponte su e giù

Da qualche parte ci sarà pure l’amore,
da qualche parte forse incontreremo il sogno,
il desiderio che ci manca,
la gioia, l’attesa e l’emozione,
cose che manco so, ma scopriremo insieme

Stelle, lontane stelle,
silenziose stelle dell’universo,
ditemi dove e quando
e per che cosa mi sono perso:

Stelle, pietose stelle ,
sparpagliate stelle di questa sera,
che cosa ci sto a fare su questo obbrobrio di nave nera?

Il capitano era di quelli del coraggio,
e tra le gambe nascondeva un cuore in più,
ma dopo secoli di balle
e barzellette all’equipaggio
scoprì le lacrime di non poterne più:

Stelle, sbracate stelle,
stralunate stelle di questa notte,
a voi che ve ne frega se siete vive o siete morte?

Stelle, perdute stelle ,
miserabili stelle di questo cielo,
è venuto il momento di mandarvi a fare in culo!

Così si va:

Così si va
senza una lacrima o un rimpianto,
chiudendo gli occhi in un incanto
nel tempo come eternità:

Così si va
dribblando Dio con una finta,
con un esame di coscienza
dell’altra mia felicità:

Così si va
dando la mano a due bambine
baciate all’ultimo confine
e dirle non vi lascio qua,

Spiegando a Dio
che in questo solitario viaggio
di paura e di coraggio
non esiste mai un addio;

Ci si innamora dell’amore
e non si torna indietro mai,
ci si innamora di parole,
lampi che illudono persone
che non moriranno mai

Ci si innamora dell’amore
e tutto il resto è niente sai,
e ti dimentichi il dolore
e sai che dove tu sei stato
è ancora e sempre dove vai

Così si va,
ridendo al foglio di congedo,
mostrando all’angelo che vedo
che la mia vita è questa qua

Si va così
sapendo che mi terrò dentro
la pioggia, il sole, il mare e il vento
tutta la mia fragilità

Così si va,
perchè chi è stato lo è per sempre
in un magnifico presente
per chi vive e chi lo sa

Si va così,
perchè il passato è lì davanti
e la tua vita è quel che senti
e che nessuno ruberà

Ci si innamora dell’amore
e non si torna indietro mai,
ci si innamora di parole
lampi che illudono persone
che non moriranno mai

Ci si innamora dell’amore
che è stato tutto e niente sai
ci si innamora dell’amore
il solo disperato vivere che hai

Ci si innamora dell’amore
cantando voci in un silenzio,
dolce impigliato sentimento
in questa mia felicità

Così si va
mica contando i giorni,
mica contando i sogni,
che non torneranno più

Così si va,
a testa alta e col sorriso
di chi ha già visto il paradiso
in una donna senza età

Ci si innamora dell’amore
e non si torna indietro mai,
ci si innamora dell’amore
il solo disperato vivere che hai,

Ci si innamora dell’amore
cantando voci in un silenzio,
dolce impigliato sentimento
in questa mia felicità

Ci si innamora dell’amore
che è stato tutto e niente sai
la sola scusa di vivere che hai

Wislawa szymborska:

E quando canti sento
l’inconsistenza amica,
la sorpresa del mondo
come una perla antica;

E quando canti chiedo
ma chi le ha dato il cuore,
la legge del sospiro,
per scrivere parole?

E quando canti il mondo
mi svela il suo motivo
casuale ed inspiegabile
magia d’essere vivo ;

E quando canti, canti
e sfilano i sorrisi
fra i denti di Wislawa bella
ad occhi semichiusi ;

E quando canti vedo
le strade di Varsavia,
l’innamorato amato
come veleggiando l’aria;

E quando canti aspetto
che il verso sia finito
e la gioia di vivere
mi prenda all’infinito;

E quando canti imparo
che siamo nella storia
come un’anomalia
costretti alla memoria;

E quando canti, canti,
si snuvola la sera
davanti a quel miracolo
che siamo e che non c’era;

E quando canti, canti
le magie del destino
l’assurdità del tempo
fra le corde di un violino;

E quando canti, canti
e il giorno mi si perde,
ha un senso anche il dolore
in questo sterminato verde;

E quando canti, canti,
e lo diresti amore,
e “ senti come batte forte
dentro me il tuo cuore”. **

*Poetessa Polacca premio Nobel 1996

** Da “Ogni caso” di W.S.

Due madri:

Nina due madri ti seguono,
si specchiano dentro i tuoi occhi di cielo,
innamorate dal giorno
che ti hanno cercata e voluta davvero

Cloe io so cosa pensi:
due madri son tante,
però siete in due,
e si dividono a turno
i tuoi sorrisi e le lacrime sue

E si portano dietro quel giorno
sfiorato di prime tremanti parole,
come amore alla faccia del mondo,
come l’unica via per non essere sole

Come il sole all’inferno,
come un fiore d’inverno.
e l’inizio di un sogno

Nina due madri son come
la luna di notte
e il sole di giorno,
come due storie e due trame
di una stessa favola
per prendere sonno

Cloe non credere ai tanti tamburi di latta
del mondo normale,
se grideranno allo scandalo
mettiti a ridere perchè sei speciale

Datemi sempre la mano
perchè sono vecchio e non vedo lontano,
camminatemi sempre davanti
ho i sogni leggeri ma i piedi pesanti,

Ditemi sempre la strada
per me fa lo stesso
dovunque si vada
e non statemi a prender sul serio,
se dico che i sogni li ho persi nel cielo

Voi non state a sentire,
dico tanto per dire,
e mi va di scherzare.

Quando l’airone discese
portandovi in volo
tra i raggi del sole

Le vostre madri vi han preso
la penna d’argento
che toglie il dolore;

Ditemi sempre la strada
per me fa lo stesso
dovunque si vada
e non statemi a prender sul serio
se dico che i sogni li ho persi nel cielo

Dico tanto per dire,
per non farmi capire,
per non farmi soffrire

Come fai?:

Far finta di aver capito ogni singola parola,
Promettendo di restarti lontano quanto basti solo per sentire
Senza occhi e senza cuore,
Costringendoli a scappare altrove,
Altrove, dove ogni istinto muore

E perdersi in posti dove sembra tu non possa mai arrivare,
Perché tanto tu sei qui a chiedermi ancora di non guardare,
Ma almeno spiegami com’è possibile che nello stesso istante
Tu sia qui e anche altrove

Come fai
A camminare il mio pensiero?
Come fai
A essere in ogni parte di mondo che non ha terra
e nemmeno cielo?
Come fai
A non lasciar libero il passaggio a nessun sentiero?
Sei lo spazio sei il tempo di ovunque e di sempre

Ma come fai a non lasciarmi un giorno solo,
a non lasciarmi indietro?
Come fai a cadere e volare qual è il tuo segreto?
Ma come fai dimmi come fai ad essere oltre il dolore
Essere sempre amore?

Devo ammettere che non è per niente facile restare immobile,
E mi capita di cadere con gli occhi sulla tua lingua
che continua a battere,
Sul bianco dei tuoi denti e il rosso del tuo fingere,
Fino a contendersi in un silenzio che non può più perdere;

E tu a chiedermi ancora di ascoltare e non guardare,
Perché niente può essere diverso da quel che ti sento dire,
Ma meglio ora che io ascolti senza occhi,
senza quelli vado altrove
Dove non ho più pelle per amare

Come fai
A camminare ogni pensiero?
Come fai
Ad essere in ogni parte di mondo che non ha terra
e nemmeno cielo?
Come fai
A non lasciar libero il passaggio a nessun sentiero?
Sei lo spazio sei il tempo di ovunque e di sempre

Ma come fai a sentire le mie voci
e a rispettare i miei silenzi?
Come fai a leggere i miei pensieri prima che li pensi?
Ma come fai dimmi come fai ad essere e non avere,
Essere sempre amore?

Io non appartengo più:

Io non appartengo più
alle cose del mio tempo,
non mi riconosco più
lì nascosto dietro un canto;

Non mi basta nemmeno il cuore
per giustificare, capire, sentire, immaginare,
non mi basta la forza degli occhi
per voltarmi e non guardare

Io non appartengo più
viaggio come un clandestino
di una nave senza rotta
già segnata dal destino

Io non appartengo più
ai borghesi, gli inciuciai, le banche, ai cazzi in culo
e mi scuso, ma c’ho pure il dubbio che
sia persino Dio un refuso

Sono sveglio dentro un sonno
di totale indifferenza
che persino tra le gambe
mi si è persa la pazienza

Io non appartengo al tempo
del delirio digitale,
del pensiero orizzontale,
di democrazia totale,

Appartengo a un altro tempo
scritto sopra le mie dita,
con i segni di chitarra
che mi rigano la vita

Io l’ho vista la bellezza
e ce l’ho stampata in cuore
imbranata giovinezza
a ogni nuovo antico amore

Io non appartengo più,
mi fa ridere lo ammetto,
ma vi giuro non lo faccio
per malinconia o dispetto

Non lo dico per stanchezza
al calar del sipario
su spettatori immaginari,
sono gli uomini la stizza,
sono i loro stupidari

Così corrono ad’oriente
e non c’è stella cometa,
e moltiplicano il niente
per chiamarlo ancora vita,

Come chi ha dimenticato,
come chi non ha provato,
come chi si è sorpassato,
non si è visto e ha continuato

Io non appartengo a un tempo
che non mi ha insegnato niente,
tranne che puoi essere uomo
ma non diventare gente,

Io volevo ed eran voli
di uno sparso antico sogno,
per non rimanere soli
accecati nell’abbaglio

Io non appartengo e lascio
lo spiraglio alla mia porta,
solo , quando vieni, fallo
con l’amore di una volta

Così si va (Demo Version):

Così si va
senza una lacrima o un rimpianto,
chiudendo gli occhi in un incanto
nel tempo come eternità:

Così si va
dribblando Dio con una finta,
con un esame di coscienza
dell’altra mia felicità:

Così si va
dando la mano a due bambine
baciate all’ultimo confine
e dirle non vi lascio qua,

Spiegando a Dio
che in questo solitario viaggio
di paura e di coraggio
non esiste mai un addio;

Ci si innamora dell’amore
e non si torna indietro mai,
ci si innamora di parole,
lampi che illudono persone
che non moriranno mai

Ci si innamora dell’amore
e tutto il resto è niente sai,
e ti dimentichi il dolore
e sai che dove tu sei stato
è ancora e sempre dove vai

Così si va,
ridendo al foglio di congedo,
mostrando all’angelo che vedo
che la mia vita è questa qua

Si va così
sapendo che mi terrò dentro
la pioggia, il sole, il mare e il vento
tutta la mia fragilità

Così si va,
perchè chi è stato lo è per sempre
in un magnifico presente
per chi vive e chi lo sa

Si va così,
perchè il passato è lì davanti
e la tua vita è quel che senti
e che nessuno ruberà

Ci si innamora dell’amore
e non si torna indietro mai,
ci si innamora di parole
lampi che illudono persone
che non moriranno mai

Ci si innamora dell’amore
che è stato tutto e niente sai
ci si innamora dell’amore
il solo disperato vivere che hai

Ci si innamora dell’amore
cantando voci in un silenzio,
dolce impigliato sentimento
in questa mia felicità

Così si va
mica contando i giorni,
mica contando i sogni,
che non torneranno più

Così si va,
a testa alta e col sorriso
di chi ha già visto il paradiso
in una donna senza età

Ci si innamora dell’amore
e non si torna indietro mai,
ci si innamora dell’amore
il solo disperato vivere che hai,

Ci si innamora dell’amore
cantando voci in un silenzio,
dolce impigliato sentimento
in questa mia felicità

Ci si innamora dell’amore
che è stato tutto e niente sai
la sola scusa di vivere che hai

76 Responses to Io non appartengo più

  1. Ciao Roberto,
    sto aspettando di uscire dal lavoro per andare a comprare le tue ultime poesie in musica.
    E’ il mio babbo che ha fatto sì che ti conoscessi. Ero piccola, avrò avuto circa 10 anni, quando facevo i compiti di scuola assieme a lui e in sottofondo il “mangianastri” riproduceva le tue canzoni. Di quel periodo mi rimangono impresse più di tutte “Canzone per Sergio” e “L’ultimo spettacolo”.
    Poi sono cresciuta, continuavo a regalare le tue cassette e i tuoi cd al mio babbo che continuava ad ascoltarti e io continuavo con lui. Ho 31 anni adesso e il mio babbo da due anni e mezzo non c’è più perchè lui la sua viola d’inverno l’ha sentita.
    Quando ascolto le tue canzoni, rivedo tutte le sue lotte, le sue umane paure, la sua forza, il suo coraggio, la sua rabbia, la sua tenerezza.
    E mi manca fottutamente.
    Ma adesso esco da questo ufficio e vado a comprarti, per ascoltarti tutto d’un fiato, per ascoltare lui e quello che avrebbe da dirmi, per sentire il calore del suo abbraccio.
    Grazie Roberto.
    Con profonda stima e affetto,
    Elisa

  2. Quando ho sentito le parole, meravigliosamente interpretate da Roberto, da Fazio in ” “Io non appartengo più”, ho pianto.

    Mi sono commossa e ho ringraziato.
    “Grazie Roberto e il mio grazie ha dentro tante altre parole, che non sono capace di descrivere come sai fare magicamente tu”

    Non c’è bisogno del Nobel per riconoscere la tua grandezza, come lo è stato per De Andrè, Gaber e altri.

    GRAZIE DI CUORE

  3. Ho gia’ascoltato l’MP3 acquistato in mattinata.
    Giudizio del primo ascolto: splendido, molto intenso – sia nei testi che nelle musiche; l’ennesima prova di maturita’ artistica. Poesie da brivido e arrangiamenti superlativi. Particolarmente toccante il benvenuto alle nipotine e – cosa per me molto importante – un insospettabile vecchionata anni settanta-ottanta:STELLE.

  4. Caro Professore, il miracolo segreto (ormai non più tanto segreto) sei solo TU! Grazie per questo splendido regalo: un disco veramente meraviglioso…. un abbraccio forte da una tua grandissima ammiratrice.
    Un bacione.
    Silvia

  5. L’ho appena ascoltato, due volte di fila non riuscivo a smettere. Le prime parole che riesco a dire sono solo grazie. Grazie Roberto di averci regalato il tuo cuore, le tue emozioni senza filtro, Questo disco ha una rara intensità emotiva che non può lasciare indifferenti. E’ straordinario
    Claudio

  6. Prof. ancora grazie per le ultime 12 splendide perle
    le ho ascoltate tutte di un fiato.
    grazie
    M. Bonazzi

  7. Grande prof. Ascoltare sulla poltrona al buio con un buon cognac il tuo nuovo lavoro….non’ha prezzo

  8. Caro Prof., ho acquistato oggi il tuo nuovo lavoro. Non sono ancora arrivato a metà cd che una tempesta di emozioni si sono scatenate nella mia mente e nel mio cuore. Ho pianto su “Canzone per alda Merini” e per “La viola d’inverno”, ho urlato “Sogna ragazzo Sogna” come fosse un inno nazionale. Confermi la tua grande vena artistica, la tua incredibile capacità di cantare la vita, la follia, le passioni, la morte. In questo panorama artistico senza più riferimenti, fatto di mercenari di plastica usa e getta, ascoltare le tue parole è stato un raggio di sole. Grazie.

    • Scusa ma che disco ti hanno dato ? Queste che stai citando non sono le canzoni nuove…il titolo del nuovo disco è : ‘ Io non appartengo più ‘
      Saluti
      Staff Vecchioni

  9. Il Prof. torna a deliziarci con la storia di Edipo. Apre il nuovo album con “Esodo”. Già qualche anno fa, tra le pagine del suo romanzo, il Libraio di Selinunte leggeva, nel silenzio della sera, la fine di una nobile esistenza avvenuta nella terra che gli aveva dato ospitalità. Teseo poteva conoscere la verità sulla partenza dalla vita di Edipo. Una fuga senza affanni, senza rimpianti, senza sofferenze. Una fine dignitosa, senza drammi, avvenuta per mano di un misterioso destino. Ogni volta che entro in questi testi, mi si apre un mondo infinito e al tempo stesso meraviglioso. Sempre grazie Roberto …

  10. Salve professore. Lei è un uomo, come dice in questa nuova splendida canzone. Grazie di esserci, di urlare tutto il dolore, tutta la rabbia. Vorrei diventare un uomo come lei un giorno, e dire al dolore, come fa lei, di essere riuscito a sconfiggerlo. “A vent’anni è tutto un chi lo sa” canta un suo collega, riuscirò a diventare come lei? O magari a parlarle un giorno, incontrandola in un bar di Milano. Grazie di tutto.

  11. cd meraviglioso; le parole che mi vengono in mente: amore, purezza, poesia, coraggio, eredità, emozione, coscienza, cultura, impegno, onestà; come sempre, più di sempre. Grazie. (Ho anche pensato che devo andarmi a leggere qualcosa di Alice Munro: se il Nobel lo hanno dato a lei preferendola al Prof, deve scrivere divinamente…)

  12. “Io non appartengo più” è un inno, un urlo generazionale (della mia generazione di più che cinquantenne sicuramente ), è stato bello poter immaginare che siamo in tanti.
    Ma non perdiamo ogni speranza: siamo più vivi che mai.
    Grazie Roberto: sei grande come al solito.

  13. grazie semplicemente grazie professore non ho altre parole …dico solo che ho pianto di emozione quando ho ascoltato la prima volta Due madri. Sei un grande uomo

  14. Non si finisce mai di ascoltarti e quest’ultimo disco è perfetto. Prof, davvero, io e te non ci siamo mai lasciati.

  15. grazie semplicemente grazie . mi sono emozionata per ognuna delle splendide canzoni-poesie ma quando ho ascoltato Due madri mi sono scesi i goccioloni…sei un grande uomo

  16. Spett.le Staff di Roberto Vecchioni, il concetto che volevo esprimere era che ho apprezzato quest’ultimo lavoro come ho apprezzato i precedenti, di cui, per l’appunto, ne citavo alcuni brani più significativi. Era ovvio conoscessi il titolo del nuovo disco, essendo il commento, per l’appunto, nella sezione a questo dedicata.
    Cordiali saluti,
    Alessio

  17. Che dire? Era dai tempi di “Sogna Ragazzo Sogna” che il Professore non ci regalava un disco così intenso… E’ una settimana che non ascolto altro, in ufficio, in motorino, a letto… Pezzi come “Ho Conosciuto Il Dolore”, “Io Non Appartengo Più”, “Stelle” e “Due Madri” (solo per citarne alcuni) sono di una bellezza devastante… Grazie grazie grazie per questo ennesimo capolavoro!!!

  18. FA-VO-LO-SO!
    La candidatura al Nobel è motivata.
    Poesia pura.
    Bellissimo. Ci sarò a Verona al Filarmonico e so già che sarà bellissimo.

  19. Sentire le tue parole mi riempie il cuore. Mi piacerebbe stare seduta con te a conversare come due buoni amici, della vita,del dolore, della gioia, della capacità di amare e perdonare. Grazie

  20. Ancora una volta….in questi ultimi 40 anni nella tua musica e nelle tue poesie c’è tutta la mia vita…..grazie professore!

  21. Ed eccomi qui … in preda ad una commozione che non riesco a scrivere …. ed eccomi qui a raccontare la trepidazione e l’eccitazione con cui ho aspettato questo nuovo “capolavoro di Roberto “ …. Oddio sarà giusto chiamarlo Roberto come un Amico ? O sia meglio chiamarlo Maestro come Lui è stato ed è per me ? O chiamarlo Poeta come ritiene L’Accademia Svedese? O semplicemente Poetastro come Lui stesso si definisce ? Il problema è che Roberto è un diamante puro, non ha bisogno di artifici per brillare ….gli basta essere se stesso ! Perdonatemi questo orgoglio smisurato che ho per Roberto, io amo e ritengo grandi, e Voi lo sapete bene, De André, Guccini, Dalla, De Gregori e tanti, tanti altri … ma Roberto è la mia essenza … è il mio amico segreto … é mio fratello anzi gemello … è il mio angelo perduto … la mia battaglia persa ma così tanto amata … è Daniela stessa …. Dunque perdonate questo mio orgoglio smisurato !
    Questo disco per me è rivivere il passato quando il passato è passato e da quel ring il passato
    nonostante i dolori, nonostante le discese, nonostante i venti che ti mischiano le carte si ricopre della bellezza dei ricordi che fanno a “ Pugni “ con le cose del presente, che non ti appartengono più perché fanno cartoni senza vita del tuo sentire e del tuo amore che è “ la sola scusa di vivere che hai “.

    Roberto non scherza … e con “Esodo” ci accoglie togliendoci l’illusione che tutto sarà facile …. la fine del dramma in un bosco o su ring non fa molta differenza … ma lì ci sono parole che non finiranno nel tritacarne dell’opportunismo e del cicalare ….” dove la fine è il principio, il silenzio l’insieme di ogni voce” .

    “Le mie donne “… ahi quanto mi è cara questa forte-debolezza per le Sue donne ! Le Sue Donne che non hanno prezzo e non si vendono, ma con la forza dell’Amore, anche in cenere, sanno rinascere come un’araba fenice e dietro le nuvole le vedi volare. ( Le mie donne…dedicata a Franca Rame )

    “ Miracolo segreto “ … e qui il cuore si spezza … sentirla e amarla è inevitabile
    L‘ispirazione viene da un racconto di Borges che io trovo stupendo ….quella pallottola che si ferma a mezz’aria e il cuore e la mente che continuano a vibrare quando il mondo dorme come nella favola della Bella Addormentata… non si è mai pronti a morire, c’è sempre qualcosa da finire o da tornare a vedere …. Lo so ogni volta che la sentirò piangerò e non ci potrò nulla ….

    La sera prima dell’operazione mi dicesti :
    “ Ho chiesto un Miracolo a Dio, mi basta ancora un anno, un anno e mezzo di vita per finire delle cose importanti e poi prima di morire io, te , i ragazzi e Giancarlo dobbiamo tornare in Normadia” .
    Il miracolo non c’è stato.
    “ Ciao Mamma… non torneremo più insieme in Normandia..
    ma ho nel cuore tutte le vie dei tuoi amori…
    quegli amori che mi hai cantato ,
    quegli amori che hanno ballato con noi
    nei giorni allegri, nei giorni tristi…
    la musica del tuo amore mi ha insegnato
    ad aprire le braccia al mondo …
    All’Altissimo, ne sono certa, canterai dei tuoi amori,
    Lui aprirà le braccia e ti abbraccerà
    come tu hai abbracciato il mondo”.

    https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=xttQ76fD5gM#t=37

    “Sei nel mio cuore “ è il primo pezzo che il gran pubblico ha ascoltato e dunque ci siamo affezionati alla orecchiabilità di questo dolce e intenso elenco d’amore per la Sua Donna.

    “ Sui ricordi “… Questo brano non so perché mi riporta un verso di un’altra stupenda canzone di Roberto :
    “ma tu mi conosci molto bene,
    tu che mi sei stata sempre insieme
    non confondermi mai,
    non confondermi mai col vento e le stagioni
    e non confonderti mai, non confonderti mai con gli altri suoni;
    e non mi mettere mai,
    non mi mettere mai tra i cattivi o tra i buoni:
    io sono solamente quel che sono
    un vero lanciatore di coltelli”
    … e devo dire che il nuovo brano raggiunge la bellezza del “ lanciatore dei coltelli “, questa preghiera alla sua donna di ricordarlo come solo lei sa si impregna della sua vita, di squarci delle sue debolezze , di angoli nascosti dove era sconfitto e battuto …. Pure questo è Amore, pure questa è Poesia !

    “ Ho conosciuto il dolore “ … questa poesia di Roberto l’ho ascoltata la prima volta al concerto di Roma ed ebbi la sensazione di essere io sul quel palco a prendere a calci il dolore … chi non ha conosciuto il dolore ? Secondo Montale, a cui Roberto fa un chiaro riferimento, il dolore si scaglia sulle persone e le cose senza risparmiare nessuno e unica via di uscita è nella divina indifferenza e proprio con l’indifferenza che l’uomo può avere un comportamento distaccato che allontana la coscienza del dolore. Ma Roberto va oltre la concezione di Montale ed è splendido il Suo dialogare con il dolore e prenderlo a pugni in faccia :
    “Ho conosciuto il dolore, di persona si intende,
    e lui mi ha conosciuto siamo amici da sempre;”.

    “Stelle” … un mistero si cela nelle stelle …. Chi sarà quel capitano che non torna indietro ? Perché penso a Cristo , il primo grande sognatore della storia ? Lo so forse dico una cavolata e l’analogia con Gesù Cristo è una baggianata … certo è che anche il più grande sognatore in questo presente di umana follia non riesce più a mentire a se stesso e può mandare a fare in culo le stelle.

    “Così si va” … che dire ? Cosi si va … come ti porta il cuore… così si va… tra un amore e un dolore così si va senza rimpianti e nostalgie, ma innamorati della vita senza se e senza ma…. Cosi si va incontro al mare per aspettare le navi di altri continenti … cosi si va abbracciati a chi si ama e dicendogli “ io sono qua “ … cosi si va…. Bellissima canzone che a tratti ci ricorda l’altrettanto bellissima “ Rose Blu “ .

    “ Wislawa Szymborska “ … Sono sincera , prima di qualche giorno fa non avevo letto nulla di questa poetessa , ma sentendo l’emozione che Roberto trasmette nella sua canzone mi rendo conto della bellezza che Wislawa Szymborska ha trasmesso a Roberto e, come spesso succede con Roberto, l’amore per la sua Poesia mi porta in grembo altri Amori da cullare e da proteggere, per farli crescere nella mia mente e nel mio cuore.

    “ Due Madri “ … Dolce Nonno … dolce Roberto nel suo canto di amore per Nina e Cloe … c’è in questo canto tutto il timore, l’amore e la protezione di un nonno pronto a ripartire per le strade del mondo se stringe piccole mani ignare del mondo nelle Sue . E’ inutile dirvi che, sentendo questa canzone, l’emozione mi strozza la gola e il mio pianto è un amore infinito.

    “ Come fai “ … canzone scritta in collaborazione con Giuliano Sangiorgi , uno dei componenti dei Negramaro. E’ un gradevole pezzo finalizzato al suo scopo, da come lo stesso Roberto ci ha anticipato su Radio Montecarlo, sarà la sigla di un prossimo film di Veronesi in uscita a Febbraio .

    “ Io non appartengo più “ che altro dire ? E’ una confessione con il cuore in mano … ma anche un’invettiva contro chi imbroglia le carte , a chi sul ring della vita paga per vincere il round senza nascondere i fili che tengono gli uomini come burattini … Pinocchio non vuol diventare un bambino e come ne “ La Storia infinita “ il Nulla avanza e senza pietà inghiotte le menti e i cuori di chi ha perso la speranza :
    “ Fantàsia muore perché la gente ha rinunciato a sperare, e dimentica i propri sogni, così il Nulla dilaga, perché esso è la disperazione che ci circonda. Io ho fatto in modo di aiutarlo, poiché è più facile dominare chi non crede in niente “.
    Noi non apparteniamo al Nulla e la porta della speranza è sempre aperta, vero Roberto ?
    “ Io non appartengo e lascio lo spiraglio alla mia porta,
    solo, quando vieni, fallo con l’amore di una volta “.

    Ancora una volta Roberto sei riuscito a stupirmi, ancora una volta hai lanciato un coltello che ha raggiunto una stella !
    Con affetto infinito
    Daniela Santini

    • Sul libretto allegato al cd c’è la traduzione: Dall’ “Esodo” dell’ “Edipo a Colono” di Sofocle : Cosa aspettiamo a partire?

  22. Sei stato, sei e sarai, con le tue poesie in musica, l’ esploratore che scandaglia sviscera e svela le sfumature più recondite, amene e autentiche dell’ anima; intrise di quell’ “Amore che non finisce mai!” e che fa di noi della Gente, e che Gente!
    Grazie del tuo camminare con noi sui sentieri della vita
    Sei grande Roberto!

  23. Pezzi fantastici, in particolare “Sei nel mio cuore”, che trovo una canzone d’amore “diretta”, al cuore, senza “sdolcinamenti” o altri artifici edulcoranti; diretta appunto al cuore!
    Complimenti.
    Nonostante i miei quasi 50 anni, ho ripreso la chitarra da un paio d’anni circa, e mi piacerebbe suonarla.
    Non trovo gli accordi in rete.
    Sarebbe bello avere le tab di questo pezzo, e magari anche degli altri.
    Se vuoi; se puoi.
    Un abbraccio e una caro saluto e continua così; così vero come da Samarcanda!!!
    gianLUCA

  24. Caro Roberto… abbiamo aspettato tanto ma ne è valsa la pena. Ti seguo dal 1986, assieme a Faber e Battiato sei nel mio Olimpo personale. Finora ho ascoltato il tuo nuovo album (…lunga vita agli album! anch’io non appartengo alla mp3 generation…) solo tre volte, ma credo di poter affermare che questo sia uno dei tuoi lavori più riusciti di sempre: belle musiche collegate ai testi, arrangiamenti efficaci pur senza virtuosismi, nessun riempitivo o momento di cazzeggio a far calare l’attenzione: tutti i brani meritano. E i testi sublimi, un bilancio amaro ma razionale e non privo di speranza di una vita, spero non quello definitivo. Con “Ho conosciuto il dolore” ho pianto (questo è il potere che certa musica ha su di me), ma ci sono almeno altri quattro cinque brani da antologia. Ci vediamo al Filarmonico! Edoardo (ti ho stretto la mano in un torrido pomeriggio del ’91 prima del concerto a Vigasio…)

  25. … I poeti son liberi servi di re e cardinali che van ripetendo noi siam tutti uguali; e si tingono di rosso vivo ciascuno pensando “Il giorno del nobel farò l’antidivo”. …
    “Meglio così” !

    Grazie per questa ennesima meraviglia

  26. Ancora un grandissimo disco , per gli uomini e per tutte le donne non mi perdero” certamente uno dei prossimi concerti
    io ho 46 anni e mi sento come Roberto….non appartengo piu”…..ciao

  27. Caro professore ascoltarti e’sempre un’ emozione profonda…unica..entusiasmante , una domanda con il tour andrai oltre Roma in seguito? Ho assistito a quella meraviglia che fu il concerto al teatro San Carlo di Napoli, mi chiedevo se si ripresenterà l’ occasione. Buona vita mariella

  28. Grazie!
    ancora grazie per le emozioni, i brividi lungo la schiena, per le lacrime …
    grazie!

  29. Grazie Roberto,le tue canzoni mi hanno accompagnato per tanto tempo.Ancora oggi che ho 55 anni riesco ad emozionarmi tanto,quel giorno che dai miei occhi non scende più qualche lacrima ascoltando le tue canzoni,mi dovrò preoccupare.Grazie ciao

  30. Eh sì, gli perdoniamo pure quella brevissima autocitazione sul finire della penultima strofa del brano omonimo dell’album, quel «Io volevo ed eran voli» che fu il titolo, qualche anno fa, di una raccolta di poesie data alle stampe per sostenere una giusta causa; e lo facciamo – gliela perdoniamo, cioè – mossi non già da permissivismo, manierismo o magnanimità (non amiamo annoverarci tra quelli che, “siccome lo ha scritto – o lo ha detto – il prof., allora è bello o è giusto a prescindere) ma perché lì – in quella canzone – e, a maggior ragione, lì – alla fine dell’album – quel verso acquisisce – a nostro giudizio, s’intende – il suo significato più pieno e pregnante.
    Sì, perché questo «Io non appartengo più» di Roberto Vecchioni è un album in cui la dimensione privata e personale e quella pubblica, “sociale e politica” del cantautore si mescolano alla perfezione: il Professore, infatti, decide di rifugiarsi nell’amato umanesimo in cui il silenzio è l’insieme d’ogni voce, ergendolo ad ultimo baluardo, ad ultima, strenua ed estrema difesa nei confronti di una società – quella contemporanea e postmoderna – che, se si vuole anche paradossalmente, ha finito – assumendo e subendo passivamente i modelli imposti da quei mass media che paiono capaci di propinarci soltanto un inventario sempre mutevole di suppellettili – per ritrovarsi imbrigliata nell’eterno castigo di un pianto antico, rinunziando di fatto – anche su un piano individuale – a qualsiasi autonomia di scelta.
    Questa, in altri termini, è una società che – in preda com’è ad un effetto domino apparentemente auto poietico e inopinatamente autoreferenziale – si regge sul falso mito dell’uomo indomito e procede a tentoni, lasciandosi abbagliare da quest’ultimo – col suo portato di finte scaramucce e contrapposizioni sterili e prive di contenuto – come se, appunto, Sofocle e il suo Edipo a colono non fossero mai esistiti, come se non esistesse il libero arbitrio, come se – dal quattrocentouno avanti cristo ad oggi – nulla fosse accaduto, come se il rapporto uomo Dio – o, se si preferisce, uomo destino – fosse, ora come allora, unidirezionale ed univoco.
    Ma così non è e, anzi, Dio – che, nel solco della più consolidata poetica vecchioniana, consapevole di avere comunque l’ultima parola, continua a giocare a nascondino con gli uomini – si può pure dribblare con una finta, tale e tanto è il dubbio che non sia che un refuso grammaticale di un alfabeto sociale che – ben lungi dal riscoprire il senso effettivo delle parole ed il loro corretto utilizzo – condanna l’individuo ad un solipsismo cibernetico che si estrinseca in relazioni eminentemente virtuali, con buona pace – sembra dire il Nostro – di quell’antico sogno di eguaglianza ed equità che proprio in Grecia vide gli albori e del quale, invece, l’attuale declinazione della democrazia sembra voler far strame, impegnata com’è ad inseguire e a postulare – nella migliore delle ipotesi – una concezione meramente funzionalista del rapporto uomo società (il pensiero orizzontale) e/o ad incunearsi in sentieri populistici e demagogici (la democrazia totale).
    Ecco, dunque, perché e a cosa il “poetastro” – come lui stesso si definisce – non appartiene più; ecco, allora, che – rifuggendo e rigettando, anche dal punto di vista formale (ovvero stilistico e narrativo), schematismi e ortodossie – egli ci invita a riappropriarci della considerazione per cui il futuro si costruisce solo con la consapevolezza e la conoscenza di ciò che è stato, poiché:
    «[…]in questo solitario viaggio
    di paura e di coraggio,
    non esiste mai un addio[…]»
    e
    «perché il passato è lì davanti
    e la tua vita è quel che senti
    e che nessuno ruberà»,
    come canta il trionfatore di Sanremo duemilaundici in “Così si va”, brano in cui – peraltro – il titolo si fa anafora, figura retorica a cui l’artista ricorre sovente in questo disco, come a voler fissare – aprendo più strofe col medesimo verso – l’importanza di un concetto.
    Già, perché questa, a ben guardare, è un’epoca in cui – dopo che l’occidente, con la scusa di doversi disfare delle ideologie, ha gettato alle ortiche anche le idee – di concetti fissi – cioè di paradigmi in grado di offrire una lettura della realtà, una prospettiva – non ce ne sono più: anche Vecchioni, pertanto, veste i panni del disilluso e scorato capitano di una nave a bordo della quale una ciurma impaurita e renitente vaga, senza meta, in balia di un mare che, imperterrito, continua ad incresparsi di onde; in altri termini, oggi, è come se quei segni con la matita rossa che – siccome tanto la mappa non si faceva disegnare – nel settantasei non servivano, fossero divenuti – in un gioco di climax crescenti che quasi si sovrappongono l’un l’altro – una volta celeste colma di stelle così sparpagliate, sbracate, stralunate, perdute e miserabili da non riuscire nemmeno ad indicare l’orizzonte, a dare un senso compiuto, una rotta precisa alla navigazione.
    Dunque, cosa resta? Come reagire, come uscire da questa vacuità di fondo?
    Per il cantautore meneghino, il conto è presto fatto e, per fortuna, non è a saldo zero: a lui, infatti, non importa un fico secco – un domani – di passare alla storia, d’essere ricordato per quel che scrive ed avrà scritto, per tutte quelle parole – cioè – che han fatto piangere, sognare e vincere chi solitamente perde; no, colui che – a colpi di canzoni e, appunto, parole – ha messo all’angolo, fatto impallidire, stordito, massacrato, sputtanato e fatto fuggire persino il dolore dal ring della vita, colui che ha compreso la netta superiorità dell’uomo rispetto al dolore medesimo, vuole essere ricordato solo per le sue manie, le sue cialtronerie, le sue indecifrabili ironie.
    Intanto, però – proprio perché a nessuno è concesso, e nessuno si può concedere di sua sponte, il lusso di giocare a rimpiattino con un tempo che è sempre meno di quel che si pensa – è perfettamente inutile perderne troppo a rincorrere le miserie immobili di questa esistenza: meglio – allora – innamorarsi dell’amore, lasciarsi precedere, indicare la strada e condurre per mano dalle nipotine, insegnando loro a diffidare delle apparenze e a non temere le differenze; meglio tentare di ritrovare – tra i versi della poetessa polacca, premio Nobel per la letteratura nel 1996, Wisława Szymborska, recentemente scomparsa – la sorpresa del mondo, la magia d’essere vivo; meglio giocare sì – ma di sponda – con Borges, cercando di scoprire il miracolo segreto insito in quel giocattolo di vetro che è la vita; meglio, da ultimo – nel ricordo di Franca Rame – prendere esempio dalle donne, tutte le donne – dalla matita di Dio, madre Teresa di Calcutta, a Rosa Luxemburg, dalla scrittrice francese Simone De Beauvoir (Parigi, 1908-1986) alla più dedita delle infermiere, dalle contadine alle studentesse – per imparare davvero il mestiere d’esser uomini.

    Matteo Sabbatani

  31. Ciao. Ho iniziato ad ascoltare la tua musica grazie a mio fratello: mi costringeva a regalargli i tuoi album ad ogni compleanno! E mio padre mi ha permessso di essere presente ad un solo concerto, in un paesino del frusinate, dove la canzone dominante era Milady… quindi molto tempo fa! Spero che la tua musica continui riempire il cuore e la mente con le immagini di una poesia che costringe a muoversi e non soltanto a commuoversi.

  32. non ho mai sentito la necessita’ di andare su un sito per lasciare un mio commento
    ma questa volta non ne posso fare almeno
    questo disco è bellissimo e ascoltarlo non può lasciarti indifferente
    almeno che non possiedi un cuore!!!!!!!!!!!!!!!
    grande

  33. è UN GRANDE ALBUM.ci sono molti archi e notevoli contenuti. ” ho conosciuto il dolore” è una pagina di grande franchezza,” io non appartengo più è un capolavoro,che sembra pero’ suonare di epitaffio musicale.speriamo di no. io ribadisco.la mia trinita’ è e restera vecchioni branduardi battiato,ora e sempre.

  34. Roberto, Ti seguo dai tempi di “Pesci nelle orecchie” e da allora non ho più smesso. Mi hai regalato emozioni incredibili e ti ringrazio per questo. Quest’ultimo lavoro è un capolavoro e non ti nascondo che ho pianto ascoltando “Ho conosciuto il dolore” e “Io non appartengo più”. GRAZIE ROBERTO !

  35. Roberto, sei riuscito ad emozionare una faiglia intera. Oltre mia moglie, anche i figli, piccoli e grandi (3,7,14 anni).
    Ci vediamo Sabato 14 Dicembre a Padova.
    Saluti dal Friuli.
    Stefano

  36. Come detto, lunedì sera ero al Filarmonico a Verona…che dire, due ore e un quarto di emozioni e grande musica: un grande concerto, di cui non si voleva che arrivasse la fine MAI. Grande band, equilibrata in tutto, con Lucio “Violino” a coordinare ottimamente il tutto, compresi i tre archi (braveee!). Scaletta senza punti deboli, con una (finalmente) ottima “Velasquez”, cioè con l’arrangiamento molto simile all’originale. Purtroppo però la tua “colpa” è di aver scritto TROPPE canzoni belle, quindi per forza qualcuna deve rimanere fuori (avrei voluto sentire “Tommy” e “Viola d’inverno”, però posso consolarmi con “Ninni” e “Vincent”, e avrei voluto anche “Leggenda di Olaf” ed anche…basta basta, mi fermo). Voce sempre all’altezza! Sei un grande, non stufi mai, non mollare, continua così!!! Edoardo + Daniela

  37. Grande! La melodia della chitarra col mandolino del pezzo Wislawa Szymborska da un emozione pari a quelle di un pezzo classico della musica napoletana di fine 800′ o inizio 900′.Questo capita rarissimamente per un non napoletano (anche se i tuoi genitori lo sono).Potresti provare con una musica cosi dolce a scrivere un testo in dialetto o lingua napoletana come forse è più giusto dire, sono sicuro che verrebbe fuori un capolavoro come fece il compianto Lucio con “Caruso”.Questo pezzo sta emozionando tanti vecchi maestri di mandolino
    solo un grande artista quale tu sei poteva fare ciò ,ascoltarlo davanti al golfo che in autunno da dei colori meravigliosi mi da una emozione antica e quindi particolare.

  38. Egr. Maestro
    ieri sera,durante la serata di Gigi d’Alessio, ho ascoltato per la prima volta il brano “ho conosciuto il dolore”.
    E’ un capolavoro di parole e musica .
    E’ un brano molto toccante ed è interpretato da un vero poeta della musica.
    Complimenti veramente sinceri !
    Grazie
    Alberto

  39. Caro Professore, ti seguo da quando per radio, in tarda sera, ho avuto modo di ascoltare “io non devo andare in via Ferrante Aporti” e sono corso ad acquistare l’ellepi “Parabola”, che ho ancora e ben custodito.
    Ne è passato del tempo da quella canzone e sono vramente lieto che da anni sei diventato un mito.
    Grazie per le sensazioni che mi hai regalato e che spero continuerai a regalarmi per il futuro

  40. questa tua creazione è per me ipnotica e balsamo per l’anima. ti mando una carezza

  41. Bellissmo disco.
    Unico appunto: Ho comperato la versione in vinile su IBS ma ci sono parecchi rumori.
    Peccato ! Il disco è un capolavoro e fa compagnia a tanti altri del passato.

    Grazie per regalarci sempre grandi emozioni !
    (Personalmente quella che per me è un mito: A Te dall’album Calabuig…)

    Ciao.
    Stefano.

  42. prima ancora del concerto al teatro Colosseo ero certo che avrei assistito all’ennesimo capolavoro e alle prime note delle nuove canzoni sono stato travolto dalle emozioni. Lunga vita artistica (e non solo) al Professore! continua ad emozionarci così!

  43. Come si può lasciare un commento al tuo ultimo capolavoro e non sembrare banali? Ti seguo da sempre, ho sostituito tutte le musicassette con i CD, di te non mi devo perdere niente, ti prego resisti e lavora in eterno! Tu non hai eredi in campo musicale. Di te adoro tutto: il tono della tua voce quando parli, la tua ironia, la tua gentilezza , la tua semplicità, l’amore che nutri per tua moglie e sopratutto le poesie che canti. Ti ascolto e penso “cavolo, quante cose sa?” ok, sei un professore, ma hai un modo di scrivere che mi trasporta in un’altra dimensione; tante cose me le insegni, tante mi commuovono (solo tu ci riesci), altre non le capisco ma me ne impossesso e do loro il significato che preferisco. Sei il mio terapeuta, quando sono giù e quando volo troppo su. Sei immenso, tu vivi a pieno e parli di emozioni e sentimenti come noi non abbiamo il coraggio di fare. Buon proseguimento, ti voglio proprio bene.

  44. Caro Prof. ti ho visto in concerto ieri a Pisa, ho 47 anni e sono cresciuto (grazie a mio fratello piu’ grande) a Pane..Guccini e Vecchioni! Ieri sera ti ho visto dal vivo per la prima volta…..con a mio fianco mia FIGLIA di 14 ANNI….un emozione immensa.altro che i telefonini venduti dalla foca :) Luci a San Siro la mettevo a mia nonna (era nata nel 1896)che mi diceva mi metti quella bellissima canzone che dice..scrivi vecchioni..scrivi canzoni…sentirla cantata in Concerto …ecco…nonna era li con noi!!! GRAZIE
    ps ho appena acquistato Wislawa Szymborska LA GIOA DI SCRIVERE mi potresti far sapere a chi è ispirata IL MIRACOLO SEGRETO ieri lo hai detto ma non lo ricordo

    • Dal racconto di Borges “Il miracolo segreto” che si trova nel libro “Finzioni”
      Saluti
      Staff Vecchioni

  45. Album STUPENDO, profondo, coraggioso e commovente!
    Grazie Roberto per tutte le emozioni che riesci a regalare ( mia figlia di 11 anni comincia a conoscerti!).

  46. Ciao Roberto, ogni volta che ascolto le tue canzoni mi commuovo. Ciao a presto.

  47. Roma 17 dicembre 2013. Un concerto straordinario! Come poteva iniziare? ma con la mia preferita, ovvio. “L’ultimo spettacolo”. Impreziosita dal violino, dalla viola, dal violoncello, da musicisti bravissimi, da un Vecchioni in gran forma, da una sala fatta apposta per ascoltare musica. E poi brani vecchi mischiati a recenti in un crescendo che trascina. Veramente 70 e non li dimostra. Un concerto straordinario!

  48. Prof. è fantastico. Ha il dono immenso di mettere in musica le poesia che ti arrivano dritte al cuore, facendoti provare sensazioni, ricordare emozioni ormai spente, far volare i sogni su aquiloni colorati. La conosco e la seguo da quando ero ragazza (ci siamo parlati una cada serata estiva a Roseto ad una festa de L’Unità) e non potrei fare a meno della sua musica, delle sue parole, della sua voce. Soprattutto in questo periodo di corse e apparenza, malattia e povertà… e nei ricorsi storici, ascoltando le sue poesie mi sento meno sola in un tempo senza tempo, dove pochi sanno ancora ascoltare il cuore, persi dietro veline e velini, falsi poteri e brillori di vetrine, senza accorgersi che siamo tutti stelle cadenti, luminose e belle, attimi, nel buio dell’inifinito ma capaci di impossessarsi della luce + calda per trasmetterla: molti giovani hanno perso la luce e vivono il riflesso non della luce del sole ma delle 1000 luci artificiali di una società vuota fatta di falsi colori e luci accecanti, per bloccare i sogni, x non desiderare + nulla, x non avere ideali. E la cosa + sconvolgente è che tutto ciò sta privando i nostri figli dei sogni, dei sentimenti, della capacità di provare e dare amore, di far volare il loro cuore in un abbraccio di acqua e aria, di luce e buio, in un VERO abbraccio. Carissimo Prof. nn smetta mai di sognare, di amare, di “provare” sentimenti e di comunicarceli. Ascoltare la sua musica, interpretare le sue parole, leggere i suoi libri è capire cosa c’è dietro le maschere cartonate con cui conviviamo, in un pianeta sempre +…vuoto! E mi piace vivere in un tempo senza tempo!!! Buon Natale

  49. CARO ROBERTO,
    ORMAI HO QUASI SETTANT’ANNI E TUTTA LA MIA VITA, I MIEI AMORI, I MIEI AFFETTI, I MIEI DOLORI, I MOMENTI FELICI E QUELLI TRISTI, SONO STATI ACCOMPAGNATI, SCANDITI DALLE TUE CANZONI,DALLE TUE POESIE STUPENDAMENTE MUSICATE….SEI DEGNO ASSOLUTAMENTE DEL PREMIO NOBEL E TI RINGRAZIO DI CUORE, PER TUTTE LE EMOZIONI CHE SEI RIUSCITO E RIESCI ANCORA A SCATENARE IN QUESTO VECCHIO CUORE FERITO DALLA CRUDELTA’ DELLA VITA…..SEI IL MIO MITO E SEBBENE TUTTE LE TUE OPERE SIANO SPLENDIDE, PENSO CHE QUESTO ULTIMA TUA ULTIMA CREAZIONE SIA VERAMENTE IL TUO CAPOLAVORO, PER LA MUSICA, I TESTI E IL TUO MODO DI RECITARE I VARI PEZZI!!!
    GRAZIE DI CUORE ROBERTO E PERMETTIMI DI ABBRACCIARTI………

  50. Posso per una volta uscire dal coro?
    Da 25 seguo R.V.
    Bel CD, leggermente “diverso” dallo stile di Roberto.
    Adoro due canzoni in particolare, ma ho sentito la mancanza della tipica melodia di Vecchioni.
    Deluso no….il CD, ripeto, mi è piaciuto; manca forse un qualcosa di indefinibile.
    Un caro augurio di buon anno.

  51. Signor Vecchioni, o chi per Lei del Suo organico artistico, è chiederLe troppo un commento, una descrizione della Sua canzone (canzone, per modo di dire: è più un gioiello di perfezione)“DUE MADRI”. L’ascolto, la riascolto ed alla fine mi manca sempre qualcosa………

  52. Caro Roberto,
    una forte forte emozione mi pervade nel leggere tutti questi commenti.
    che piacere sapere che c’è ancora tanta gente che vive, sente, respira, vola sogna e spera ancora nei valori veri ed essenziali del cuore della vita. ti ringrazio che ci dai l’opportunità di vivere e condividire tutto ciò.
    Ho quasi 50 anni e da sempre ti ascolto. A volte mi succede che mi fai ballar, cantare e gridare di gioia; a volte piango, sento che queste tue parole queste tue note mi dicono del mistero della vita e della bellezza del mondo, dei figli, dell’amicizia, dell’amore e del dolore che “non conta un cazzo di niente”.
    grazie Roberto non smettere mai di farci sognare.
    spero che verrai anche da noi in Ticino, a cantare.
    Farò il possibile per venirti a sentire, a vedere.
    Un forte abbraccio con affetto

  53. Concerto di Firenze: ti seguo da venti anni…questa volta ho portato mia figlia di 10 anni che già conosce molte delle tue canzoni a memoria..era il suo primo concerto, le ho spiegato chi erano van gogh, gaugain, velasquez, rosa luxemburg..ho visto il suo sguardo sognante per tutto il concerto
    Grazie di questa emozione immensa

  54. Arriva così … come una luce che illumina e squarcia un buio diffuso. Un ring come luogo di lotta, quasi un approdo. Un posto dove combattere, a suon di cultura e di musica, l’impoverimento dell’anima e dell’essere umano; una poltrona, una luce, alcuni libri, l’uomo che non appartiene più. Bentornato Roberto … grazie per le parole e la musica che toccano il cuore e aprono la mente; dodici nuovi round che parlano di vita. Mi piace parlarTi in modo diretto e franco, senza inutili giri.
    In apertura ci delizi con un “esodo” dal sapore eterno in cui si ritrova il coraggio del viaggio che rappresenta l’audacia del vivere. Ci sono splendidi passaggi tra antico e moderno con, al centro, sempre l’uomo.
    Con “Le mie donne”, in una crescente e forte musicalità, appaiono le straordinarie storie di universi femminili che possono insegnare anche un troppo spesso dimenticato mestiere di essere uomini. Loro … portatrici di un’intramontabile speranza del futuro.
    E poi l’idea di un tempo immobile a Te sempre caro … un tempo fermo e silenzioso come la bellezza. Un tempo in cui innescare una preghiera aperta per “Il miracolo segreto” di riscrivere la vita e le parole. Non un rinascere su ciò che è stato o non è stato; non l’idea di cambiare il corso della storia … semplicemente avere indietro il tempo per ricordare, contro il buio dell’oblio.
    Entro nel meraviglioso canto d’amore che si muove con la forza di un ritmo travolgente. “Sei nel mio cuore”; mi piace pensarlo come un inno alla donna amata, cercata e trovata in ogni angolo di vita, in ogni spazio infinitesimale. Una presenza totalizzante; non potevi trovare approccio più bello per questo canto che tutto contiene.
    Mi riporti indietro a quando cantavi del soldatino che non rimaneva in piedi; da proteggere e conservare. In effetti, è facile agire “Sui ricordi” quando hanno il sapore della gloria e dei trionfi. La vera bellezza, invece, e questo ci insegni, sta nel ricordare l’uomo nei suoi momenti bui, quando la presenza era comunque assicurata anche davanti al nulla di una vita barcollante e sorretta solo dalla forza dei sogni.
    Poi salti sul ring per il round più duro: quello contro il dolore. “Ho conosciuto il dolore” ha il delicato sapore della lotta. Un dolore latente, vigliacco, che si avvita nella sua stessa solitudine. Lo rincorri e lo affronti a suon di musica e parole, con la forza unica e ferma di chi, con ardire, ha superato la paura di vivere nel dolore.
    C’è sempre il momento dello smarrimento in cui anche l’idea di una via già segnata, magari per mare, porta in luoghi diversi da quelli sperati. Inseguire le “Stelle” può dare questo rischio. Mi piace pensare a Colombo alle prese con le nebbie del viaggio e con il mal funzionamento delle bussole. Alla fine sarà comunque terra … anche senza l’aiuto delle stelle.
    “Così si va”, innamorandosi dell’amore eterno per una donna senza tempo. Perché l’amore è proprio l’unico sentimento che non ha età e che muove i passi della vita … la sola scusa di vivere che ognuno di noi ha.
    Ancora una perla: ci presenti la poetessa polacca, premio Nobel, “Wislawa Szymborska”. I suoi versi suonano come canti che svelano la magia di essere vivi, facendo battere il cuore di chi ascolta per assorbirne l’incanto poetico. Questa è la pura bellezza della poesia …
    Il Tuo dolce canto di nonno accoglie la vita di Nina e Cloe; “Due madri” per due desiderate nuove esistenze. E il mio pensiero va anche a Chloè, la mia nipotina autrice dei dipinti-copertina dei miei romanzi. Chloè ha dipinto anche “Il cielo capovolto”. Due madri, a dispetto di uno scontato, ordinario e misero pensiero collettivo; quando c’è l’amore, è sempre un qualcosa di speciale. Un canto che è un inno immortale alla vita; due bambine, possono sempre guidare i passi stanchi di un nonno che possiede, però, un cuore proteso verso l’eternità dei sogni. Si rinasce quando si diventa nonni. In questo contesto, la vita non avrà mai fine …
    “Come fai?” a descrivere così bene l’amore? Un sentimento che arriva sempre e ovunque, nel tempo e nello spazio. Il suo segreto? L’immensa forza di superare ogni barriera umana … perché l’amore va oltre.
    Un canto finale di denuncia e di rabbia. “Io non appartengo più”, affermi, rinnegando gli orrori del mondo … ahimè troppo spesso presenti nel vivere quotidiano già segnato, irrimediabilmente, da un cattivo destino. Non si può appartenere a un mondo che non insegna nulla, soprattutto quando hai avuto la forza di scoprirne la celata bellezza. Restano i sogni, sparsi qua e là, come voli in cerca della giusta rotta. Mi piace pensare alle Tue ultima parole come a un grido che apre gli spazi a un’attesa speranza; un piccolo spiraglio che, seppur esiguo, sia pronto ad accogliere un tempo buono che, spero, verrà.
    E così ripeto il rito di totale assorbimento della Tua arte fatta di musica, parole, storie, sentimenti, passioni. E’ vero ciò che affermi quando dici che la poesia, la letteratura, la cultura, viaggiano bene nelle canzoni trovando in esse l’ambiente naturale in cui vivere nell’immortalità. Sono tanti anni, ormai, che, con lo spirito dell’impaziente viaggiatore, continuo a scoprirlo. E di tutto ciò che fai, Roberto, io Ti ringrazio dal profondo del cuore …

    Stefano Carnicelli
    http://www.stefanocarnicelli.it/

  55. caro Roberto,
    dopo il bellissimo post che precede ho quasi pudore a scrivere qualcosa.
    ma lo farò ugualmente per dirti delle fortissimi emozioni (commozione, rabbia, gioia, dolore, felicità) che ho provato oggi, dopo aver ascoltato l’album (un pò in ritardo, lo so…).
    ho eletto a preferita “Il miracolo segreto”, anche per il mirabile arrangiamento, ma devo confessare che tutti i brani sono bellissimi, profondi, toccanti: l’album è decisamente tra i migliori lavori di sempre.
    grazie per questo tuo dono di volerci regalare emozioni e idee su cui riflettere…
    un fortissimo abbraccio… in attesa di vederti a Palermo.

  56. siamo giunti al 10 febbraio.
    Quando potremo estasiarci con un concerto a Napoli?

  57. Quanto materiale per riflettere! Che meraviglia! Vecchioni ci ricorda quello che nella vita è grande e l’importanza di andare al di là delle cose, di guardare alla meta, di guardare “dentro” e ai valori, di guardare oltre. Le sue parole e la sua musica necessitano di molta attenzione, una lettura superficiale non coglie il senso autentico e profondo. Roberto, parla, spiega a chi può restare sordo e confuso il senso delle tue stupende canzoni, perché i tuoi sentimenti, il tuo vissuto la tua vibrante comunicazione, il messaggio della tua meravigliosa poesia arrivi al cuore di tutti, perché dappertutto esso porti gioia e consolazione in questo mondo malato di contingenza e spesso lontano dal senso della persona, del vero, del giusto, dell’eterno. Ti ringrazio per tutte le tue canzoni, per questo ultimo cd e,in questo momento, in particolare per “Le mie donne”.

  58. Complimenti prof. album bellissimo! Come del resto tutta la sua musica… Spero di ricevere presto una risposta ad una email che le inviai alcune settimane fa all’indirizzo info@vecchioni.org intanto le invio i più sentiti saluti! Ancora grazie!

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>