Vecchioni_L

Voce “Canzone d’Autore” scritta per l’Enciclopedia Treccani

Anno:

1998

Autore:

Roberto Vecchioni

Casa editrice:

Treccani

Il saggio:

La canzone d’autore, pur partendo da due modelli semantici preesisenti (il linguaggio poetico e la notazione musicale) non si presenta come somma aritmetica dell’uno e dell’altra.

Essa è già alla sua origine unità inscindibile di racconto elaborato su figure letterarie proprie e tessuto metrico che accompagna liberamente le parole.

Non si possono separare musica e testo e non si può prescindere dall’interpretazione che diventa terzo elemento semantico essenziale: siamo di fronte alla nascita di una forma d’arte e più particolarmente di un genere letterario nuovo.

Della tecnica poetica la canzone d’autore assume sì le figure retoriche tipo metafore, analogie, sinestesie, ma le popolarizza a livello di referenza: il segreto sta nell’accorciare le distanze tra i due campi di lettura delle metafore (vero-traslato) e delle allegorie (simbolo-realtà), consentendo un’emozione cosciente e un godimento immediato, una volta che si sia “sentito” appieno il nesso logico tra immagine e senso.

Per giungere a questo la canzone d’autore elimina, della poesia ufficiale, quella indecifrabilità del tempo e dello spazio, collocando la storia o i sentimenti di una storia in coordinate per lo più reali: e anche là dove gioca sull’immaginario, si tratta di un immaginario collettivo già insito in chi ascolta e facile a riconoscersi.
Anche nella sua costituente melodica la canzone d’autore “rompe” decisamente col passato. Il testo non è più un valore aggiunto, servo della melodia e prigioniero in una gabbia di note e accenti intoccabili; vien meno la rigidità dello schema “strofa-ritornello”, le parti melodiche possono diventare tre, quattro, ripetersi assomigliandosi e differenziandosi o uniformarsi monodicamente.

I canoni di lunghezza e brevità sono dettati dal contenuto, dal grado di intensità sentimentale Scompare la ricerca spasmodica di “sparate” melodiche, si attenua la ricerca stilistica, non c’è più perfezione armonica, nè attenzione alla variabilità degli accordi. Paoli dirà “abbiamo scritto belle canzoni, perchè non sapevamo scrivere canzoni”.
Paradossalmente questo presunto impoverimento risulterà la ricchezza finale della canzone d’autore e le permetterà di diventare una “struttura” non un semplice accostamento di due parti, anche se col tempo la melodia troverà nuove strade, si arricchirà, si nobiliterà, prenderà in dati periodi addirittura il soppravento.

Gli anni cinquanta fanno riesplodere le avanguardie: sono la grande mucca dell’arte.Avanguardia significa frattura e rinascita rielaborazione di linguaggio, entusiasmo, esplosione del non detto per anni: gli anni del post bellum, della ricostruzione. Irrompe la pop art, la musica contemporanea prende le distanze da Stravinskij, il “be bop” soppianta il “cool jazz” nascono i Charlie Parker i Dizzy Gillespie; divampa l’esistenzialismo francese, il modernismo inglese; la letteratura ha ovunque voci e volti nuovi; il cinema propone idoli belli e pensosi da Marlon Brando a James Dean. In Italia il risveglio è lungo, difficile. La scrittura varia poco e niente. L’intellighentia, tutta schierata a sinistra equivoca l’esistenzialismo francese, laddove proprio i marxisti francesi, per altri motivi se lo coccolano e proteggono. Si va avanti a salotti culturali chiusi, elitari e a premi letterari che facilitano la contrazione, bloccano le espressività, incoraggiandone soltanto alcune. Sembra un” deja vu” tipico delle culture italiane nei grandi momenti di sbocco e sblocco: il deja vu del ritardo romantico, del ritardo surrealista.
Paradossalmente, se pur nel loro piccolo, i primi ad accorgersi del rinnovamento mondiale sono proprio i dilettanti della canzone, gli autori in proprio, gli chansonniers perchè hanno fonti probanti e continue: radio, giornali, dancing, sale da ballo, frequenza di comunicazione coi colleghi; E la canzone comincia ad apparire un terreno ideale per esprimere in un linguaggio consono ai tempi il disagio dell’esistenza, la speranza, l’amore nelle sue varianti infinite…

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