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Intervista a Roberto Vecchioni. I colori del buio, l’ultimo suo splendido album.

Tratto da:

Cofanetto magico

Data:

4 Dicembre 2011

Autore:

Maria Cristina Giongo

Foto:

Luca Scalia

L’articolo:

In questa intervista ci parla dell’amore per i figli e la moglie Daria. E poi un lungo addio, una “porca” nave in continuo movimento, un treno che se ne va e che ti lascia a terra. Un bel regalo per il prossimo Natale!

I colori del buio: si chiama proprio così l’antologia musicale edita dall’Universal Music Italia, uscita in questi giorni, che raccoglie alcune delle più belle canzoni di Roberto Vecchioni. L’album è diviso in due CD che, oltre alla canzone inedita da cui ha preso il nome, contiene un secondo nuovo brano intitolato Il lungo addio. Ho avuto la fortuna di sentire tutte le canzoni in anteprima e posso assicurarvi che sono magnifiche. Da ascoltare e riascoltare per scoprire (e riscoprire) pezzi indimenticabili che vi faranno sognare, emozionare, riflettere.

Roberto Vecchioni si è presentato puntuale al nostro appuntamento nonostante un’influenza di stagione all’attacco. Tuttavia, come ha confermato lui stesso, è un serio professionista, per cui gli sarebbe spiaciuto rimandare l’impegno preso con me. Fossero tutti come lui, i personaggi famosi! Allora cominciamo subito con la prima domanda.

Se chiudi gli occhi quali sono i colori del buio, o piuttosto del tuo buio che vorresti rivedere?
Non a caso ho scelto il termine “rivedere”. Perchè vedere è facile, ma rivedere meno.
Vorrei rivedere certe sottigliezze, certi particolari del mare, oppure di un abbraccio e di ciò che c’è vicino. Dove, come, quando, perchè. I colori più forti sono le persone, le compagne, gli amici. Quelli trovati: per esempio nel ricordo di una gioiosa serata in cui hai conosciuto un amico. Ma anche quelli persi. I Natali in famiglia: che bei colori!

Però in questa canzone si accenna anche al buio che ha circondato certi spazi della tua vita…come quei “camici bianchi intorno ad un bimbo che stringe l’Uomo ragno in mano”. E poi gli occhi di un cane morente “steso su un tavolo per l’ultimo saluto”.
Il bimbo circondato da camici bianchi è mio figlio nel momento in cui diagnosticarono una malattia che lo aveva colpito. E’vero: questo è un colore terrificante della mia notte. Un dolore immenso. Il cane invece è un fedele amico che se ne è andato. A me piacciono molto i cani; sanno essere dei veri compagni.

Nel secondo, bellissimo pezzo inedito, Un lungo addio, parli di “discreta nostalgia”.
Esiste anche una nostalgia che non porta sofferenza?

Certo! La nostalgia non è un sentimento di per sè legato al patimento: anzi, ti riempe l’animo di energie positive. La nostalgia è un’emozione che infonde luce, colore e calore. Nel brano Un lungo addio parlo con il futuro marito di mia figlia: è come se gli raccontassi la sua storia. E mi prendo in giro come il classico padre che deve accettare la separazione che avviene al momento in cui una figlia si sposa. Immagino la festa di matrimonio dove si ride… perchè si deve ridere.

Quando si arriva alla terza età inizia un cammino a ritroso che spesso riporta verso la casa natale, al famoso “soldatino che non rimaneva in piedi” di una delle tue più nobili canzoni, a mio avviso: La casa delle farfalle. Ogni volta che l’ascolto mi commuovo. Anche per te l’infanzia costituisce un ricordo colmo di rimpianto a cui vorresti far ritorno?
Io non rimpiango l’infanzia: al contrario, l’adoro. Ho avuto un’infanzia felice, piena di grande calore. E anche di diversità. Infatti i miei genitori erano molto differenti fra di loro, per cui ho avuto il vantaggio di assorbire i più importanti valori di entrambi: la saggezza e la dolcezza di mia mamma, la fantasia unita ad un pizzico di follia del papà.

Roberto, di solito o si canta oppure si scrive: tu fai entrambe le cose. Da dove trai tanta energia, senza sfinirti fisicamente e psichicamente?
Mi sfinisco…mi sfinisco anch’io! Soprattuto quando devo recarmi in Sicilia, e poi in montagna e ancora in tanti altri luoghi per i miei concerti. Persino la ripetitività stanca.
Nel senso che dopo 40 serate tutte uguali l’energia diminuisce. Lo stesso vale per la letteratura: è complicato scrivere su temi diversi, pubblicare nuovi libri mantenendo l’originalità che deve distinguerli. Il tutto senza trascurare la famiglia.

A proposito di libri, sentendo il tuo nuovo album mi è venuto in mente “Il libraio di Selinunte”, edito da Einaudi: un uomo che non vende libri ma li legge ad alta voce ad uno speciale ragazzino, Frullo, che ha il dono di saperlo ascoltare. Dimmi la verità: anche le tue melodie sono “diari frettolosi che vuoi riempire di corsa” (tanto per citare una frase del libro), per timore del poco tempo a disposizione?
In un certo senso sì. Purtroppo è la vita stessa che spesso ci mette fretta ed ansia. E, non avendo molto tempo a disposizione, dobbiamo sbrigarci a portare a Dio tutto ciò che abbiamo fatto di positivo. Senza dimenticarci di impiegare per amore il tempo che ci rimane; di riempirlo d’amore!

Tu sei un uomo che vibra d’amore: in ogni tuo sguardo (anche quando canti), in ogni nota musicale e pensiero. Hai sempre sete d’amore oppure adesso puoi dire di vivere di amore appagato?
Non esiste amore appagato! L’amore è come un secchio bucato: metti l’acqua dentro … e l’acqua esce fuori. Questi buchi sono le incertezze, i problemi. L’amore ha sempre alti e bassi; allora devi continuare a riempirlo d’acqua e di linfa vitale. E’ naturale che sia così: pensa che noia una felicità costante!

E il sesso?
Il sesso è stato molto importante, definitivo.

Parli al passato? Hai detto: è stato….
Non sono più un ragazzino.! E’importante anche adesso ma diciamo al 50%. L’altra metà è affetto. In quel 50% di sesso c’è ancora molta passione. Quando ero giovane mi sono fatto pure delle scopate senza amore, se vogliamo parlare chiaro. Ho avuto diverse avventure. Poi è arrivata Daria, mia moglie, la donna in cui tutto è confluito in un unico, grande fiume. Con lei ho raggiunto la completezza fatta di amore e sesso.

Canterai a Sanremo anche quest’anno, dopo la vittoria dell’anno scorso?
No. Lo scorso anno avevo la canzone giusta, l’umore giusto. E’stata una rivincita sul passato; un voler ricordare a tutti che esisto ancora. E soprattutto che compongo, canto e scrivo ancora!

Una domanda d’attualità e politica. Che cosa pensi del nuovo Presidente del consiglio Mario Monti che rappresenta “ il sogno” degli italiani? Quello di un Paese dove finalmente potrebbero tornare rettitudine, onestà, pane e companatico per tutti?
La tua domanda è una bella favola ( risata sonora!). Il Professor Monti è un uomo che stimo, come stimo il gruppo di persone di cui ha voluto circondarsi per avviare questo governo tecnico. Allora ti rispondo che ci spero. Soprattutto ho fiducia nel grande popolo degli italiani.

Come e con chi trascorrerai il Natale?
Sono un tradizionalista in assoluto. Lo trascorrerò quindi in famiglia, con moglie, figli, le loro fidanzate, fidanzati ed il mio caro fratello, l’unico che ho.

Per finire, vorrei che associassi un pensiero ad alcune parole che ho tratto da questo tuo album appena uscito, I colori del buio. Cominciamo dalla prima, che è, appunto, BUIO.
Il buio è il simbolo più forte del non sapere perchè siamo qui. E’il mistero, la notte.
Dobbiamo cercare un po’di luce in mezzo a tutto questo…

Nave, anzi, PORCA NAVE (parola chiave della canzone A.R.)
La nave è l’umanità che gira. Diciamo pure che rappresenta la storia dell’umanità.
La nave rimane sempre la stessa: c’è chi sale e c’è chi scende.

DADI (tratta dall’indimenticabile brano L’uomo che si gioca il cielo a dadi).
Il dado simbolizza l’imprevedibilità della vita umana che ti dà una prova dell’esistenza di Dio. Infatti se il mondo fosse tutto misurabile Dio non servirebbe a nulla.

Sei credente?
Adesso sì ma è stato un lungo e non facile percorso.

Continuiamo con le parole: FIGLIO.
Il figlio è una continuità di noi; forse un po’interessata…Infatti fa bene sapere che rimane una testimonianza di te anche quando non ci sarai più. Penso poi a tutti i figli, straordinaria eredità che lasciamo al mondo.

TRENO.
In parecchie mie canzoni parlo di treni. Il treno rappresenta per me il senso del distacco. Ho sempre immaginato un treno che partiva senza di me. L’amore qualche volta se ne va e ti lascia a terra. Io non ho mai avuto il coraggio di salire su un treno: come hai fatto tu andando a vivere in Olanda…Non sono un rivoluzionario. Sono un abitudinario.

Allora, caro Roberto Vecchioni, continua il tuo viaggio con noi su questa terra! Perchè abbiamo bisogno della tua musica vibrante d’amore, che ci fa gridare “mamma, fammi tornare a casa per Natale”; per stringerci tutti in un abbraccio colmo di speranza e di colori fosforescenti che danzano nel buio.

One Response to Intervista a Roberto Vecchioni. I colori del buio, l’ultimo suo splendido album.

  1. Bella intervista, profonda e sincera, finalmente completa e sentita. Complimenti!
    Corro a comprare il disco!

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